BankItalia, lite sulla Boschi. Ma la sottosegretaria parteciperà al cdm di venerdì che deciderà sul dopo-Visco

Il ministro Boschi

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi (Pd)

E’ stata “una giornata di riflessione”, così viene descritta, quella che ieri Paolo Gentiloni e Sergio Mattarella (ma anche il ministro all’Economia, Piercarlo Padoan, che pure ha voce in capitolo) hanno riservato alla vicenda della successione di Ignazio Visco alla guida della Banca d’Italia. Insomma, il Colle e palazzo Chigi si sentono e si consultano, ma per ora si limitano a ‘riflettere’. Ecco anche perché non sarà di certo anticipata la decisione finale di entrambi che rimane fissata al cdm di venerdì prossimo. Secondo la nuova legge istitutiva di nomina del governatore, in vigore dal 2005, di fatto “il cdm propone e il Quirinale dispone” mentre il consiglio direttivo dell’Istituto si limita ad esprimere un parere. Cdm a cui, a quanto si apprende, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, “sarà presente” – spiegano fonti di palazzo Chigi – “come è normale che sia. I rapporti tra lei e Gentiloni? Sono ottimi. Lavorano fianco a fianco sulla manovra come sul resto” la replica. Replica a chi sostiene – come ha fatto ieri Arturo Scotto (Mdp), presentando anche una interrogazione parlamentare alla Camera diretta a Gentiloni e a Padoan – che la Boschi dovrebbe “astenersi” dal presenziare al cdm su un vicenda come quella delle banche perché su di lei “grava un pesante conflitto di interessi che non può essere più ignorato”. Trattasi sempre della stessa vicenda: il suo ruolo nel commissariamento di Banca Etruria di cui il padre, Pierluigi, è stato vicepresidente e membro del cda. E a chi fa notare che la Boschi, anche nel recente passato, aveva detto che si sarebbe ‘astenuta’, cosa che peraltro ha poi fatto, dal presenziare ai cdm sulle banche, a palazzo Chigi si replica con una scrollata di spalle: “Ma di che parliamo? La Boschi ha diritto a esserci e ci sarà”. Ma perché la decisione sul post-Visco non è stata anticipata? “Da oggi a giovedì – spiegano fonti ben informate dei due Palazzi –Paolo e Sergio avranno la testa solo sulla legge elettorale”. Non è proprio il momento di mettere altra carne al fuoco”, è il giudizio delle fonti.

E che ‘carne’. Resta tutto aperto, infatti, il busillis: chi dopo Visco? Un nome nuovo, ma comunque interno a BankItalia? Sempre in pole sono le quotazioni del dg, Salvatore Rossi, intimo amico del governatore uscente, ma che gode anche del favor del Pd, come pure quelle del vicedirettore, Fabio Panetta. O si tratterà di una – per nulla ‘semplice’ – successione di Visco a se stesso? Sarebbe, peraltro, la prima volta. Da quando la carica del governatore di via Nazionale non è più “a vita”, cioè dal 2005, la riforma dell’Istituto prevede che la carica sia elettiva. Il motivo sta nel fatto che il governatore Antonio Fazio, in carica dal 1993 al 2005, venne travolto dallo scandalo delle banche Unipol-Mps. Dal 2005 al 2011 il primo governatore eletto fu Mario Draghi, oggi alla guida (e a sua volta in scadenza, ma nel 2018) della Bce, nonché grande sponsor di Visco, le cui chanches restano perciò alte. Va anche detto che il cdm del 27 ottobre coincide, per ironia del Destino, con il giorno esatto in cui il mandato di Visco scade. E anche con il giorno in cui il governatore terrà un importante discorso, di fatto di commiato (almeno per il suo primo mandato), per la Giornata Mondiale del Risparmio. mentre ieri ha tenuto un discorso riservato davanti ai membri dell’Istituto rivendicando l’operato di BankItalia e tra giovedì e venerdì sarà a Francoforte per difendere, davanti alla Bce, l’azione delle banche italiane. Una cosa è certa, il ruolo di Mattarella. Il Quirinale attenderà le indicazioni e le valutazioni del governo per decidere, ma il faro del Colle resta sempre uguale: “Assicurare la stabilità all’istituzione Banca Italia e al suo ruolo dentro i delicati meccanismi della Bce e della Ue”, sottolineando che  “non può passare l’idea del commissariamento della Banca da parte della politica”. Frasi che fanno pendere la bilancia per Visco. 

NB: L’articolo è stato pubblicato a pag 8 del Quotidiano Nazionale il 24 ottobre 2017

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Maria Elena sola contro tutti. Scoppia il caso Boschi, Gentiloni le rinnova fiducia, Renzi tace e mezzo Pd vive l’imbarazzo

Ecco due articoli usciti su Quotidiano Nazionale negli ultimi due giorni sul caso Boschi.

Il ministro Boschi

L’ex ministro alle Riforme Maria Elena Boschi

  1. Scoppia il caso Boschi-De Bortoli x Unicredit: solo i renziani la difendono.

Ettore Maria Colombo – ROMA

Maria Elena Boschi si difende, in modo netto e diretto, con un post su Facebook. Il governo e il Pd le danno solidarietà, rapida e totale. Il “pieno sostegno” del premier Gentiloni, come del leader del Pd, Matteo Renzi, è assicurato, anche se in entrambi i casi in via informale, mentre alcuni ministri (Delrio su tutti) difendono la Boschi senza se e senza ma, ma mezzo governo (da Franceschini a Martina, da Orlando a Finocchiaro) tace. I 5Stelle, invece, ne chiedono le dimissioni e, in ogni caso, annunciano una mozione di sfiducia nei suoi confronti. Altri partiti, dalla Lega Nord a Fratelli d’Italia, ma anche Articolo-Mdp e Sinistra italiana, si accodano nelle accuse e chiedono, alternativamente, le dimissioni sue e del governo. Forza Italia, forse non casualmente, tiene il profilo basso.

Tutto nasce da un estratto del libro di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere: s’intitola Poteri forti, lo pubblica La Nave di Teseo, ma nella lunga anticipazione che ne offriva, ieri, il giornale di via Solferino, del caso Boschi non si fa menzione. Sono due siti, prima Lettera 43, poi l’Huffington Post, a pubblicare l’estratto clou che sta a pagina 209: “Boschi non ebbe problemi nel 2015 a rivolgersi direttamente all’ad di Unicredit cui chiese di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. Ghizzoni, alla fine, lasciò perdere”. A sera, però, Unicredit fa sapere di “non aver subito pressioni per l’esame di dossier bancari, compreso quello di Etruria”.

Allora ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo Renzi, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Gentiloni, Boschi ha sempre negato di essersi interessata alle vicende patrimoniali della banca di cui il padre è stato vicepresidente. Al montare del caso, lo ribadisce con un secco post sulla sua pagina Facebook: “Vediamo di essere chiari: non ho mai fatto all’ex ad di Unicredit, Ghizzoni, come ad altri, richieste di tale genere. Sfido chiunque e ovunque a dimostrare il contrario. Sono stupita di questa ennesima campagna di fango e stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e onore. Chi è in difficoltà per le falsità a Palermo o i rifiuti di Roma (i 5Stelle, ndr.) non pensi che basti attaccare su Arezzo”.

I 5Stelle, però, si scatenano. Il blog di Grillo, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista pubblicano post fotocopia: “E’ una bugiarda. Se non si dimetterà la costringeremo a venire in Aula con la mozione di sfiducia”, parlano di “azioni legali”. Matteo Salvini ne chiede le dimissioni (“Nell’affare banche c’è dentro fino al collo”) come pure Giorgia Meloni (Fd’It) e l’intero vertice di Mdp, da Speranza a Scotto a molti altri scissionisti.

Il Pd contrattacca, ovviamente, ma a farsi notare è solo l’area renziana. Il ministro Orlando resta del tutto silente, Emiliano pure, altre aree dem alleate di Renzi – da quella di Franceschini a Martina ai Giovani Turchi – assai fredde. Il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, parla di “attacco vergognoso e strumentale di M5S. Si occupino dei problemi della gente e non di fare gli aspiranti pm”. Lorenzo Guerini la ritiene “una strumentalizzazione per nascondere i guai di M5S” e i senatori dem renziani: Marcucci, Del Barba) pure. Il tesoriere dem, Francesco Bonifazi, annuncia per oggi “un esposto denuncia contro M5S e Grillo” per le loro parole. Paolo Gentiloni e Matteo Renzi si rifanno a quanto Maria Elena ha scritto nel post e le assicurano “pieno sostegno”, ma prese di posizione pubbliche, a partire da Renzi, a Milano con Obama, non ve ne sono.

NB: L’articolo è stato pubblicato il 10 maggio a pagina 10 del Quotidiano Nazionale.


2. Dubbi e imbarazzi su Maria Elena: Renzi teme contraccolpi nelle urne. La fedelissima isolata tra i dem. Gentiloni le rinnova la fiducia: “vai avanti”. 

Ettore Maria Colombo – ROMA

“Proprio ora che risaliamo nei sondaggi (Swg dà il Pd al 30,5%, recuperato tutto il calo post-scissione, e l’M5S al 27,5%, ndr), proprio ora che abbiamo lanciato l’offensiva alla Raggi sui rifiuti di Roma! Questa grana non ci voleva. Speriamo che il caso si sgonfi…”. E’ questo il massimo che si strappa, nel Transatlantico di Montecitorio, agli esponenti del Pd  sulla vicenda che vede sulla graticola il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. Una difesa ‘timida’ che trasuda imbarazzo: in pochissimi, come il renzianissimo senatore Andrea Marcucci, tornano sul tema. Eppure, le rivelazioni dell’ex direttore del Corsera De Bortoli hanno scatenato un finimondo politico: i 5Stelle, Lega e Fd’It, ma pure Articolo 1-Mdp, sono sulle barricate: chiedono il ritiro delle deleghe al sottosegretario da parte di Gentiloni o le sue dimissioni. Una mozione di censura, che già nel caso Lotti venne proposta e bocciata al Senato, verrà formalizzata dai 5Stelle, ma alla Camera dei Deputati, dove tutti, anche M5S, sa che i numeri per passare non ci sono, mentre la prima notizia di una mozione di sfiducia si risolve nell’ennesima ignoranza di diritto costituzionale dei 5Stelle ( le mozioni si possono presentare solo contro ministri).

Lei, per ora, si rifiuta di tornare sulla vicenda. Si limita a dire, durante una conferenza stampa a palazzo Chigi che si tiene al mattino a palazzo Chigi sul dissesto idrogeologico, secca, “credo che la misura sia colma. Da qui in poi si occuperanno di questa questione i miei legali”. Poi palazzo Chigi diffonde una nota: Boschi “ha affidato agli avvocati Paola Severino e Vincenzo Zeno Zencovich (due principi del foro, la prima ex ministro, ndr) l’incarico di tutelarne, anche in sede giudiziale, il nome e la reputazione”. Chi lavora con il ministro fa notare che la nota è una ‘presa in carico’ ufficiale del governo. Insomma, il “pieno sostegno” di Gentiloni e Renzi, già diffuso ieri, sarebbe assicurato. Non a caso, sempre da palazzo Chigi, filtra che Gentiloni ha avuto un colloquio con il sottosegretario e l’ha incitata ad “andare avanti”. Anche Renzi – che oggi sarà al Nazareno per la prima riunione tra il Pd, i suoi gruppi parlamentari e il governo – fa filtrare, sia pure senza esporsi, che preferisce non parlare in pubblico per evitare di dar fuoco ancora di più alle polveri ad accuse che ritiene infondate. Resta anche forte il sospetto di Renzi e renziani che De Bortoli – da anni apertamente ‘in guerra’ con l’ex premier, accusato di “odore di massoneria”, e che non a caso il 20 aprile a Milano parteciperà, con Bersani, alla conferenza programmatica fondativa di Articolo 1-Mdp – ha dato voce al tentativo dei ‘poteri forti’ e ‘salotti buoni’ che vogliono impedire il ritorno di Renzi a palazzo Chigi.

Anche i ministri dell’attuale governo adottano questa linea, quella del silenzio operoso, “in attesa che il caso si sgonfi”, ma fa una certa impressione il silenzio di tutti i colleghi di ‘Maria Elena’, compresi quelli oggi finiti ai vertici del Pd, da Martina a Franceschini. A complicare le cose c’è la scarsa simpatia che la Boschi ha ispirato, sin dall’inizio, tra i suoi colleghi, già ai tempi di Renzi. E un dem vicino al governo nota perfidamente che “quando nacque il governo Gentiloni provammo in diversi a convincere Maria Elena a non volere né chiedere, a tutti i costi, un posto a Gentiloni, ma non ci fu niente da fare. Lei fu irremovibile, trattò in prima persona con Paolo, Renzi la sponsorizzò un po’, ma la decisione finale fu di Gentiloni”. Seguirono un furibondo scontro sulle deleghe tra lei e Lotti, promosso ministro allo Sport da sottosegretario che era, le nomine di chi – era l’accusa – “vuole accentrare tutto”, come quella del nuovo segretario generale di palazzo Chigi, il consigliere di Stato Paolo Aquilanti  che fu fondamentale nella redazione dell’Italicum, ma a cui ora il Consiglio di Stato chiede di rinunciare a uno dei due incarichi per la sua collocazione ‘fuori ruolo’ e il recente scontro con diversi ministri che fanno capo alla presidenza del Consiglio, quelli senza portafoglio, sul controllo dei loro atti. Controllo che la Boschi, proprio tramite Aquilanti, aveva chiesto e preteso con una circolare a tutti gli uffici, circolare che aveva fatto infuriare non poco diversi ministri. L’impressione che, davanti alle accuse di De Bortoli e 5Stelle, Boschi sia sola resta tutto.

NB: L’articolo è stato pubblicato a p. 11 del Quotidiano Nazionale l’11 maggio 2017.