Due articoli in uno. Renzi controllerà il partito se prende il il 60%. Rilancio sulla legge elettorale: la proposta del Pd è in lavorazione

Renzi e Orfini

Renzi e Orfini parlano alla Direzione del Pd

Ettore Maria Colombo – ROMA

1. Per blindare la sua maggioranza Renzi deve prendere almeno il 60% di voti.

“Voglio una squadra compatta e coesa su cui poter contare perché nei prossimi mesi ci giocheremo molto e su molti tavoli, dalla legge elettorale alla manovra”. Matteo Renzi è stato molto chiaro, con i suoi, nella composizione delle liste (si vota in collegi uninominali ma sulla base di liste bloccate e con metodo proporzionale) che appoggiano la candidatura alle primarie dell’ex segretario il 30 aprile. In effetti, Renzi ha un problema e questo problema si chiama 60%. Infatti, se l’ex premier aspetta, senza particolari patemi, il bagno di popolo che dovrebbe consacrarlo di nuovo segretario del Pd, il 30 aprile, non è indifferente la percentuale con cui riuscirà ad arrivare primo. Per godere di una maggioranza ‘blindata’ in Assemblea nazionale – il luogo deputato a consacrarlo segretario il prossimo 7 maggio – e, di conseguenza, nella nuova Direzione nazionale del Pd, quel numeretto – 60% – è fondamentale. Sopra di esso, Renzi potrà dettare legge, nel partito e fuori, avanzando le proposte che vuole. Sotto quella cifra dovrà, invece, venire a patti non tanto con i suoi due competitor, Orlando ed Emiliano, ma con la sua maggioranza. Una maggioranza composita: ne fanno parte due correnti ‘leali’al leader (quella del suo vice, Martina, e i Giovani Turchi di Orfini) e una di ‘tiepidi’, quella guidata dal ministro Dario Franceschini.

Ecco perché, nel silenzio dei media, i due più fidati colonnelli di Renzi, il ministro Lotti e il vicesegretario dem, Lorenzo Guerini, hanno svolto, nella composizione del listone pro-Renzi, il loro lavoro con precisione chirurgica e pazienza certosina. Sui mille componenti elettivi dell’Assemblea nazionale, il calcolo dei colonnelli renziani è stato, tuttavia, un po’ ottimistico: la stima del 60-63% – cioè la cifra percentuale con cui Renzi dovrebbe vincere le primarie – si tradurrebbe in una maggioranza pro-Renzi di circa 630/640 delegati, ben al di sopra della maggioranza assoluta (501 voti) necessaria per governare l’assemblea. Se la vittoria si attesterà su quei numeri, Renzi è in una botte di ferro: godrebbe, infatti, di 420/430 fedelissimi contro i 55 di Orfini, i 60/62 di Martina e ‘soltanto’ 85/95 riconducibili a Franceschini. Peraltro, la composizione delle liste congressuali ha anche creato non pochi traumi e liti. La compagna di Franceschini, Michela De Biase, capogruppo dem nel consiglio comunale capitolino, per dire, ha perso la battaglia a Roma e nel Lazio: ha dovuto far posto, a scapito dei suoi, ai renziani come pure a popolari e veltroniani. Ma pure ‘martiniani’ e Giovani Turchi sono usciti ridimensionati, specialmente al Sud, dove sono i renziani a farla da padrone. Il numero dei renziani doc resta, in teoria, sotto la maggioranza assoluta (501), ma ai mille componenti elettivi vanno aggiunti i circa 400 membri di diritto, così suddivisi: ministri, membri della commissione di garanzia e commissione congresso, venti segretari regionali e cento parlamentari, tutti ambiti dove i renziani godono di larga maggioranza.

I calcoli, però, sono basati sul 60% e più di vittoria alle primarie. Non è detto che Renzi raggiunga asticella, a prescindere anche dal dato dell’affluenza (alle primarie, ovviamente, non esiste quorum!). Molto dipenderà dalle performances dei suoi due avversari oltre che dall’affluenza. I sondaggisti la stimano ‘intorno’ ai due milioni o, forse, molti meno (un milione e sei/uno e otto). Intanto, la lista che fa capo a Michele Emiliano è stata esclusa, su insindacabile giudizio della commissione congressuale (la decisione finale è stata rinviata a stamane perché assai delicata), dalla possibilità di poter correre in Liguria e Lombardia, tranne che in un solo collegio ligure (su sei) e in cinque (su trenta) collegi lombardi. Un colpo duro, per Emiliano, che peraltro fa vedere  più vicina la ‘soglia 60%’ a Renzi.


 2. Renzi rilancia sulla legge elettorale e apre la strada all’accordo coi 5 Stelle. 

 

Matteo Renzi parla, in modo ossessivo, dei 5 Stelle: loro attacca e a loro fa proposte (in questo caso sfidandoli sulla legge elettorale). Anche perché sa che il principale schieramento anti-establishment (vero o falso che sia) del Paese è l’unico che può sostenerlo nella sua battaglia campale, ancorché sia ancora una drole de guerre, una guerra non dichiarata: ottenere elezioni politiche anticipate. Inoltre, Renzi vorrebbe incrociare le lame, in tv, solo con i leader di penta stellati (Grillo, in particolare, o Casaleggio, ma vanno bene pure Di Maio o Di Battista: è convinto di mandarli tutti ko). I suoi due competitor alle primarie (Orlando ed Emiliano) non li considera degni neppure di fargli da sparring partner. Infatti, il solo confronto con loro resta quello già fissato su Sky il 26 aprile. Non se ne terranno altri, tantomeno in Rai. In merito alle primarie, che Renzi considera già vinte, resta solo l’ombra sulla (scarsina) voglia di partecipazione registrata sinora. I sondaggisti stimano un tetto massimo di due milioni, forse molti meno (1.600 mila/ 1.800 mila al massimo, pare), il che vorrebbe dire un milione secco in meno rispetto alle primarie 2013.

Intanto, fioccano le polemiche tra Renzi, Emiliano e Orlando sui confronti in tv: il solo in agenda è quello su Sky, che si terrà il 26 aprile, ma Orlando ed Emiliano chiedono almeno uno, o più confronti, anche sulla Rai. La mozione Renzi ribatte: “Anche con Bersani ce ne fu uno solo”. Intanto, sabato prossimo Renzi sarà a Bergamo con Martina, il 25 aprile lo festeggerà a Milano, il 28 aprile la mozione Renzi terrà una manifestazione a Bruxelles al grido di “Europa sì, ma non così”.

Nell’attesa, Renzi va avanti nella sua campagna e fa – quasi tutto –  da solo. Ieri è tornato a parlare in tv, dopo la pausa pasquale, stavolta sulle reti Mediaset, nel talk-show Matrix, condotto da quel Nicola Porro che, quando conduceva Virus su Rai 2, ebbe con Renzi non pochi attriti fino al punto da lasciare il programma. In attesa di tornare a giocare a braccia di ferro con le (tante) istituzioni che non vogliono mandare il Paese a elezioni anticipate (il Colle, le Camere e i parlamentari, Confindustria, la Cei, la Ue), Renzi ha bisogno di avere in mano, a mo’ di spada di Damocle, una legge elettorale, se non nuova di zecca, operante.

La via lunga, sulla strada della nuova legge elettorale, è cercare una (faticosa) mediazione con Berlusconi, che vuole i capolista bloccati, ma anche il premio alla coalizione: il che vorrebbe dire costruire una legge elettorale nuova di zecca, ma anche perdere molto tempo per trovare difficili convergenze in Parlamento (in ogni caso il Pd farà una proposta compiuta, sul tema, ma solo dopo l’8 maggio). La via breve è accordarsi con i 5Stelle sfruttando quello che c’è: l’Italicum alla Camera, con premio alla lista e sbarramento al 3%, e il Consultellum al Senato (nessun premio, se non quelli regionali indotti, e soglie diversificate: 20%, 8%, 4%).

Ieri, Renzi ha imboccato la via breve. A Matrix ha detto – oltre a riempire di contumelie l’M5S per le sue strambe idee sui vaccini – che è pronto a sfidare e ad andare a vedere le carte di Grillo. L’ex segretario ha ribadito la sua disponibilità a sgombrare dal tavolo i capolista bloccati (che tutti i partiti, M5S compresi, vogliono) ed è disponibile a “votare la legge che dice Grillo” (il Legalicum) o “a estendere l’Italicum al Senato” (è, in pratica, la stessa cosa). “A parte il sorteggio, mi va bene tutto – motteggia Renzi – ma chi ha vinto il referendum non può dire solo dei No”. L’obiettivo è duplice: stanare i grillini per dimostrare che, in realtà, “non vogliono alcuna riforma”, nota il costituzionalista Ceccanti, e far scendere Berlusconi a più miti consigli e, insieme, mettergli fretta.

I suoi due competitor fanno fuoco di sbarramento pure su questo. Emiliano – ieri riammesso in un collegio su 6 in Liguria e in soli 5 su 30 in Lombardia – dice no ai capolista bloccati e vagheggia impossibili ritorni al Mattarellum, cui tutti i partiti hanno detto no. Orlando scrive, via Twitter, che sull’ipotesi di estendere l’Italicum al Senato “non ci metto la firma”, un modo elegante per dire di no a Renzi. I suoi 31 senatori (di Orlando) hanno presentato una proposta di legge, a prima firma Vannino Chiti, che ripropone collegi uninominali, ma con riparto proporzionale, soglie di sbarramento basse, premio fissato al 10%. E’ destinata a restare lettera morta. “Le primarie le vince Matteo”, dicono i renziani, “e dall’8 maggio in poi, i giochi li conduciamo noi”, chiosano. In ogni caso, proprio ieri, il Pd ha riproposto – in sede della I commissione Affari costituzionali della Camera con l’on. Fiano – tre punti per una nuova legge elettorale che Quotidiano nazionale aveva anticipato cinque giorni fa (articolo rintracciabile su questo blog lo scorso 18 aprile 2017): premio alla lista da estendere dalla Camera al Senato, per garantire governabilità, reintroduzione dei collegi uninominali in luogo delle preferenze e armonizzazione delle soglie di sbarramento introducendo un’unica soglia al 5%.

NB: I due articoli sono stati pubblicati sul Quotidiano Nazionale il 19 aprile (a pagina 13) e il 20 aprile (a pagina 13). 

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L’ultima cena di #twittao14 e il pagellone finale (incompleto…)

Pubblico lo stupendo resoconto che il nostro maestro di cerimonie, alessandro allara, ha fatto della serata celebrativa e finale di #twittao14.

I protagonisti dell'ultima cena di #twittao14...

I protagonisti dell’ultima cena di #twittao14…

L’invito era chiaro e, forse per evitare rappresaglie celesti, sono arrivati in tantissimi al Baja, ieri sera, per celebrare la chiusura di #twittao14 ed il suo epilogo sportivo (onore al vincitore, Marco Castelnuovo, arrivato col primo aereo da Torino per sventolare in faccia al Signor Pardo quel trofeo che, fino alla fine, rimbalzava tra 3 concorrenti).
Lo dico subito, è stata una grandissima emozione. Non importa quante energie possa averci investito ma vedere che il biscazziere che è in me veniva sdoganato da cotanti ospiti illustri, a tal punto da farmi sentire a casa, ha ripagato dieci e cento volte questo mese e mezzo di conteggi, mail e tweet impazziti. L’emozione c’è anche per il momentum, come direbbero gli inglesi, creatosi sulla terrazza di questo barcone, pensieroso su una riva del Tevere, in una Roma che ci ha graziati con le sue nuvole passeggere e ci ha regalato una serata mite… perfetta insomma.
Grandi dibattiti sul futuro di questo format, circolano già indiscrezioni ma una notizia va data: lo scetticismo della prima ora del Signor Cruciani è stato superato da un caloroso invito alla riflessione da parte del popolo. Qualcosa si farà, dunque, ne siamo certi.

 

Il ristorante Baja sul lungoTevere...

Il ristorante Baja sul lungoTevere…

Location: voto 8+

Avevo riposto grande fiducia in questa location nascosta, anche se a due passi dal centro. In queste cose la mia adorabile compagna non sbaglia mai e ci ha messo cinque minuti a convincermi… il tempo di bere un drink ed assaggiare i frittini della casa. A quel punto strada in discesa per l’organizzazione della serata. Bella l’area in esclusiva, bellissima la tavolata a mezza luna, bello il bar (rigorosamente open) dedicato, bella la zona poker al coperto. Un po’ di ritardo nel servizio, cosa che toglie quel mezzo punto, ma più che buono il cibo (forse per chi non mangia il pesce c’è da togliere un voto… chissà!).

 

Giuseppe Cruciani e le mutande di twittao14...

Giuseppe Cruciani e le mutande di twittao14…

Comitato: voto 9

L’eccellenza la perdiamo per colpa di Mazzoletti, trattenuto in redazione da un’orda barbarica di contestatori senza tetto; Mazzoletti che poi si fa eliminare troppo presto a texas, nascondendo così le sue (millantate) doti di gambler. Per il resto, si sfiora la lode. Coldagelli si presenta puntualissimo alle ore 21.00 come fosse appena uscito dalla SPA. Cruciani e la sua sciarpa hanno provocato più di un sussulto all’ingresso in terrazza, per poi concedere il momento clou quando sfodera le lucky pants in una foto che è già storia.
Per non parlare del Signor Pardo, mattatore indiscusso della notte Twittao e candidato di peso alla conduzione del prossimo Ballarò, si è dilettato nella simulazione di una puntata zero che trovava il suo apice nel confronto tra Matteo Renzi ed un insegnante di inglese.
Rigorosi.

Le donne di #twittao14 Valentina Mezzaroma e Francesca Barra

Le donne di #twittao14 Valentina Mezzaroma e Francesca Barra

Twittine (Francesca Barra e Valentina Mezzaroma): voto 9-

Il meno è per non aver resistito fino al poker. Detto questo, la lucana più famosa del globo si è districata perfettamente tra citazioni scomode e potenziali ruoli da valletta, autrice, opinionista, conduttrice o factotum nelle più improbabili situazioni televisive. Camaleontica. Il Presidente più biondo della storia del calcio, d’altro canto, ha fatto sentire il peso del suo ruolo bacchettando a turno molti commensali. Perdona, in chiusura, un Mazzoletti che le confessa di averle cantato cori poco signorili in un famoso Siena-Lazio. Felina

 

 

 

Io con Tommaso labate e vasco Pirri... Ecco il vincitore morale di twittao14!

Io con Tommaso labate e vasco Pirri… Ecco il vincitore morale di twittao14!

Ettore Maria Colombo (e con lui Tommaso Labate e Vasco Pirri): voto 8

Definito da molti come il vincitore morale di questa edizione, il colosso di Twittao festeggia in anticipo il suo compleanno grazie al caloroso abbraccio di Tommaso Labate e Vasco Pirri, affezionatissimi alle sue date importante. La prende con discreto aplombe, abbozzando un rimprovero al sottoscritto di cui poi si pente immediatamente inondandomi di tweet amorevoli. #parconeitweet

 

Il vero vincitore di Twittao14, Marco Castelnuovo ...

Il vero vincitore di Twittao14, Marco Castelnuovo …

Marco Castelnuovo: voto 10-

Il Campione accetta di lasciare tutto per 24 ore e venire a raccogliere l’abbraccio dei followers. Sceglie di donare il montepremi a Dynamo Camp, che nel frattempo ringrazia via twitter, e non mostra alcuna preoccupazione nel ripartire da testa di serie numero 1. Anche per lui il meno è per aver rinunciato al poker, che si rivelerà epico. Istituzionale

 

Chiamarsi Bomber con Valentina Mezzaroma.

Chiamarsi Bomber con Valentina Mezzaroma.

Chiamarsi Bomber: voto 7.5

I due autori più famosi di twitter ci mettono un po’ a carburare, schiacciati dalla pressione di un tavolo prestigioso e politically correct, ma loro escono alla distanza, trainati dall’istrionico Pardo che spesso li invoca (giustamente) come voce del Paese reale. Teenager

 

 

La foto di gruppo di #twittao14

La foto di gruppo di #twittao14

Il Presidente Claudio Petruccioli: voto 10 e lode

Dall’alto della sua saggezza, si affaccia all’ultima cena di Twittao con la tranquillità del giudice supremo. Dispensa consigli e commenti, infonde tranquillità alla squadra e si rivela favorevole al Barrarò. Leone

 

 

I protagonisti dell'ultima cena di #twittao14...

I protagonisti dell’ultima cena di #twittao14…

Tutti gli altri: voto 10 d’ufficio

Da Giulio Delfino a Fabrizio Roncone, da Goffredo De Marchis a Lorenzo Ottolenghi, da Stefano Menichini ad Andrea Vianello. C’è un pagellone anche per loro nella mia testa, per ora gli do un 10 d’ufficio per essere stati splendidi compagni di bevuta e di cazzeggio. Impareggiabili

 

Luciano Nobili: voto dal-cinque-al-sei
Appare per l’aperitivo, scompare per cena. Ha da sbrigare faccende di partito. Ma per Twittao la politica è OUT. Rimandato a settembre.

I grandi assenti: voto 6 politico
Vi diamo un’altra chance perché vi vogliamo bene e siete stati, uno ad uno, protagonisti di questa grande avventura. C’era più di un motivo per non esserci ma noi preferiamo pensare ai motivi che vi porteranno qui, l’anno prossimo, a festeggiare una nuova iniziativa. #TwittaoLovers

NB. Ho riportato il pezzo scritto da @alessandroallara e pubblicato sul suo blog.