Renzi ha pronta una nuova legge elettorale: premio alla lista e sbarramento al 5%, ma se ne parla dopo le primarie per presentarla

Matteo Renzi parla alla kermesse di Rimini

Renzi a Rimini – Assemblea Nazionale Amministratori Locali del Pd (28/01/2017)

Ettore Maria Colombo – Roma

Altro che il mantra, da tempo ripetuto, “noi una proposta sulla legge elettorale l’abbiamo fatta, ora spetta alle opposizioni che si sono dimostrate tutte a favore del proporzionale fare una  proposta,,,”. Il Pd – quello di Matteo Renzi, si capisce – sta per depositare una nuova, e articolata, proposta per uscire dall’impasse sulla legge elettorale. Ma la data per “aprire i giochi” sull’argomento è l’8 maggio, quando Renzi sarà, così almeno spera, legittimato dal voto popolare (il 30 aprile) e sarà proclamato segretario dall’Assemblea nazionale del Pd (il 7 maggio).

Infatti, solo quella doppia consacrazione gli permetterebbe di godere di una maggioranza granitica in Assemblea e in Direzione nazionale e di fare proposte, pienamente legittimato e di nuovo segretario – non più, cioè, “libero  e semplice cittadino” come dice, modestamente, di sentirsi oggi – non solo sulla legge elettorale, ma anche in tema economico e sociale.

Tornando alla nuova proposta di legge del Pd in materia elettorale, se i principi sono sempre quei due (“garantire governabilità e rappresentanza”), le specifiche sono assai lontane dal punto di partenza, il Mattarellum. Due i punti qualificanti della proposta. Da un lato, un doppio premio di maggioranza (oggi previsto solo alla Camera grazie all’Italicum), ottenuto estendendo l’attuale soglia per raggiungerlo (40%) anche al Senato, ma si badi bene un premio da assegnare alla lista, e non alla coalizione vincente. Dall’altro, una norma ‘anti-frammentazione’. Vuol dire stabilire un’unica sbarramento, da fissare al 5%, facendo la media tra il 3% – oggi previsto, sempre dall’Italicum, alla Camera – e l’8% che il Consultellum prevede, solo al Senato, per i partiti non coalizzati.

E’ chiaro che l’interlocutore del Pd per una proposta siffatta è e può essere uno solo, Forza Italia. E se Renzi non si fida troppo di Berlusconi (“Noi siamo pronti all’accordo con lui – sospira un renziano di rango – ma lui continua a tramare, come dimostra il caso Torrisi”), è anche vero che c’è lo spauracchio dell’eliminazione dei capolista bloccati a spingere a più miti consigli il Cavaliere. Certo, nella proposta del Pd, ci sarà il premio alla lista, mentre il Cav vuole introdurre il premio alla coalizione (almeno così dice). Inoltre, il premio alla coalizione lo chiedono anche molti dei suoi avversari interni (Orlando) e dei suoi alleati (Franceschini).

Renzi, dunque, ha bisogno di essere riconsacrato leader per avanzare, ufficialmente, questa sua nuova proposta. Ma è anche convinto che la spada di Damocle dell’eliminazione dei capolista bloccati offerta su un piatto d’argento ai 5Stelle convincerà Berlusconi a scendere a più miti consigli. Infatti, senza di essi, “per FI sarebbe un dramma – nota un dirigente renziano di alto grado – perché perderebbe voti al Nord a favore dei leghisti e al Sud a favore dei democristiani mentre noi ce la caveremmo egregiamente, eleggendo tutti con le preferenze”. “Male che vada – riflette una fonte altolocata del Nazareno – vorrà dire che andremo a votare con il sistema attuale (Italicum alla Camera e Consultellum al Senato, ndr), siamo i soli cui conviene andare a votare con la legge attuale”,

In attesa della (presunta) vittoria, quella per le primarie, Renzi prepara il rush finale della sua campagna. Per scaldarsi i muscoli, ieri l’ex premier ha corso con l’amico – e sindaco di Prato – Biffoni, la locale ‘Maratonina’ (ben 21 km. e sotto il sole…). Chi lo ha visto assicura che “è dimagrito di almeno dieci chili”. Lui, via Facebook, si è limitato a commentare, entusiasta, che “la politica deve imparare dalla corsa la scelta di mettersi in gioco”. Solo le prossime settimane diranno se ci avrà visto giusto.

NB: L’articolo è stato pubblicato a pagina 10 del Quotidiano Nazionale il 18 aprile 2017

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Renzi sfida Grillo: “Non credete ai sondaggi”. Legge elettorale: Mattarella pronto a intervenire

Renzi e Guerini

Matteo Renzi e Lorenzo Guerini alla Camera dei Deputati

Ettore Maria Colombo – ROMA

SUL TAVOLO del Nazareno arrivano sondaggi contraddittori. In parte sono assai poco lusinghieri, come quello di Ipsos: vede il Pd tracollare al 26,8% contro il 30,1% di un mese fa e il M5S schizzare al 32,3% contro il 30,9% di febbraio. In parte, invece, sono molto più positivi. Un sondaggio Swg vede il Pd al 28,1% e l’area di governo al 31,9% (con dentro Ncd e altri) mentre M5S è assai indietro (26,9%).

I COLONNELLI dei due contendenti di Renzi alla segreteria tuonano che «urge un cambio di passo» (cioè, via Renzi), ma l’ex leader spiega ai suoi che i sondaggi, post scissione e post caso Consip, registrano travasi quasi automatici: «Quello che perdiamo noi lo prendono loro». Lo fa per dire che il Pd rappresenta «l’unica alternativa» a Grillo. E Renzi, nella sua Enews, attacca sul caso Genova: «Noi facciamo congressi aperti, lì se il candidato votato piace a Grillo bene, se no viene espulso».

Renzi, inoltre, prova a rinfrancarsi con i primi dati reali che arrivano dallo scrutinio dei circoli in cui si è già votato. Il trend generale lo vede sopra il 60%, anche se nell’Emilia rossa, dove gli iscritti sono ben 47.200, i dati – sia pure parzialissimi (si è votato in soli 9 circoli su 600) – parlano di Renzi sì in vantaggio, ma solo col 52,3%, Orlando subito dietro con il 44,6 ed Emiliano al lumicino (2,9).

IL VICE presidente della Camera, Roberto Giachetti, renziano di ferro, si sfoga con un collega in Transatlantico: «Il clima che vogliono creare certi mondi e salotti ben precisi pompa il M5S perché prepara, in antitesi, il terreno alla Grande coalizione e al ritorno alla Prima Repubblica attraverso il ritorno al proporzionale e ai partitini. Ecco perché penso che dobbiamo insistere col Mattarellum: meglio una legge elettorale maggioritaria, una proposta di governo chiara, a costo di finire anche all’opposizione, piuttosto che consegnarci alla palude come vogliono molti fuori (D’Alema, ndr) e dentro il Pd (Franceschini, ndr)».

Luca D’Alessandro, deputato di Ala molto vicino a Verdini, fa ragionamenti simili e allarga il discorso a Berlusconi: «Al Cavaliere, che pure dice di non volere il Mattarellum, proprio quel sistema potrebbe, invece, convenire. E al Pd come al centrodestra servirebbe per contenere l’avanzata dei grillini che, con candidati poco riconoscibili e modesti, perderebbero molti confronti, nei collegi. Io credo che se Renzi e Berlusconi si parlassero troverebbero la quadra, ma so che, fino alle primarie del Pd, non si muoverà foglia».
Allo stato è così. Ieri la prima commissione Affari costituzionali della Camera ha deciso l’ennesimo rinvio della discussione sulla legge elettorale, comunicando alla presidente Boldrini l’incapacità di rispettarne il calendario (lunedì prossimo in Aula).

L’IMPASSE preoccupa molto il Quirinale. Sergio Mattarella starebbe pensando non a gesti eclatanti (un messaggio alle Camere stile Napolitano), ma a intervenire ‘a modo suo’. Una moral suasion, la sua, un atteggiamento ‘classico’, cioè, che potrebbe, e presto, prendere la forma di richiesta di colloqui privati, ma non per questo meno istituzionali, con i leader dei principali partiti (Renzi, Berlusconi, Grillo). Obiettivo: chiedere loro chiarezza e tempi ragionevoli su una legge elettorale che, per il Colle, deve essere «compiuta, pienamente e perfettamente operativa» e «capace di dare forma alla democrazia», esercitando quel «ruolo maieutico» che, per l’attuale Capo dello Stato, spetta e spetterà al Parlamento.

NB: L’articolo è stato pubblicato sul Quotidiano Nazionale il 22 marzo 2017 a pagina 10

Cos’è e come funziona l’Italicum 2.0. Un piccolo vademecum per l’uso

Il portone d'ingresso di palazzo Madama.

Il portone d’ingresso di palazzo Madama.

ROMA – Se è vero, come è vero, che l’accordo Renzi-Berlusconi regge e il ‘patto del Nazareno’ pure, entro un paio di mesi l’Italia potrebbe avere una nuova legge elettorale. Si tratta del nuovo Italicum o un Italicum 2.0 che sta, finalmente, prendendo forma. Ecco come.

Che cos’è. La nuova legge elettorale viene, volgarmente, ma con un latinismo non nuovo al sistema politico (Mattarellum, Porcellum), detto Italicum. Sarebbe la terza legge elettorale della II Repubblica. Dopo, appunto, il Mattarellum (sistema maggioritario basato su collegi uninominali al 75% e, per un restante 25%, proporzionale, entrato in vigore nel 1993 e applicato alle elezioni del 1994, 1996, 2011) e il famigerato Porcellum (entrato in vigore nel 2005 e applicato alle elezioni del 2006, 2008, 2013). Il Porcellum è un sistema a base proporzionale, ma con premio di maggioranza e un complesso sistema di soglie per i partiti coalizzati e non coalizzati. E’ stato dichiarato incostituzionale in gran parte dalla Consulta (sentenza 1/2014), almeno per la Camera, che ha abolito il premio di maggioranza (55% dei seggi alla lista vincente senza soglia), chiedendo la reintroduzione delle preferenze contro le liste bloccate e vietando la possibilità delle multicandidature (ci torneremo).  L’Italicum è, invece, sempre un sistema a base proporzionale, ma con premio di maggioranza che si ottiene raggiungendo una soglia (40%) che, se non raggiunta, conduce a un ballottaggio tra i primi due. La soglia di ingresso per le forze politiche è unica (3%): esse hanno diritto alla ripartizione dei seggi su collegio unico nazionale.

Ma vediamo come è strutturato, nel dettaglio, l’Italicum e i maggiori punti ancora aperti e ancora in discussione tra le forze politiche.

Premio alla lista. Nel testo approvato in prima lettura alla Camera (marzo 2014) il premio di maggioranza corrispondeva al 15% dei seggi se nessuno gruppo di liste (coalizione) superava il 37% dei voti, ma la vittoria al ballottaggio garantiva solo il 52% dei seggi (Camera) e cioè 327. Due e significative le correzioni: il premio resta del 15% ma va alla lista, e non più alla coalizione, vincente; il premio di lista del 15% garantisce in ogni caso 340 seggi totali. Eventuale ballottaggio. Ove nessuna lista raggiunga il 40% dei voti, si procede al ballottaggio tra i primi due migliori piazzati. Si tratta, dunque, di un sistema elettorale a doppio turno ‘eventuale’.

Soglie di sbarramento. L’Italicum prima versione le prevedeva a ‘doppio regime’: 4,5% per ogni singola lista dentro una coalizione e 8% per le liste non coalizzate. Il premio alla lista spazza via il ‘doppio binario’: la soglia di sbarramento sarà unica per tutti e calcolata sulla base di un collegio unico nazionale e non nei collegi. Quale? Il vertice di maggioranza tenuto da Renzi con tutti i piccoli partiti della coalizione di governo ha scritto, nero su bianco, 3%, ma Forza Italia parte da una posizione negoziale molto alta (6%). Verosimilmente, all’interno del lavoro in commissione al Senato, la soglia di sbarramento potrebbe essere alzata e portata fino al 4%, ma difficilmente supererà tale cifra. Per i piccoli il 4% è sopravvivenza.

Collegi o circoscrizioni. Il diavolo, si sa, sta nei dettagli. In ogni  legge elettorale questi si chiamano collegi (o circoscrizioni). L’accordo di maggioranza ha scritto che saranno ’75-100’, ma l’ultima versione del ‘patto del Nazareno’ prevede che siano 100. Aumentare di numero (e, dunque, rimpicciolire di grandezza) i collegi fa aumentare i ‘nominati’ sicuri, e dentro tutti i partiti. Diminuire i collegi di numero (“almeno a 60”, come chiede la minoranza del Pd) e aumentarli di ampiezza, equivale ad aiutare chi corre colle preferenze anche in partiti non grandi, ma medi o piccoli.

Capolista bloccati/preferenze. Il primo eletto (“capolista”) di ogni collegio è bloccato, seguono le preferenze, in numero da stabilire, ma che non dovrebbe superare un numero che va da cinque a sette. Se i collegi saranno 100, solo il Pd eleggerà anche con le preferenze. Esempio: se il Pd vincesse il premio di maggioranza, al primo o al secondo turno, avrebbe 340 deputati: 100 eletti con le liste bloccate, 230 con le preferenze. FI, oggi al 15%, avrebbe circa 70 deputati, tutti eletti con le liste bloccate, l’M5S (20%) 90-100 deputati (idem).

Multicandidature. Nell’accordo sono ammesse fino a dieci. Ai piccoli servono come il pane per evitare l’effetto ‘flipper’ (sai che eleggi, ma non sai dove), ma – dicono dalla minoranza del Pd – “sono a rischio incostituzionalità. La Corte, con diverse sentenze, ultima quella del 1/2014 vieta apertamente candidature multiple”. Esempio: con le multicandidature, Alfano si candida in 10 collegi, viene eletto in uno, gli altri eletti NCD sono scelti con le preferenze.

Quote rosa. L’alternanza di genere è fissata in proporzione 60/40 per quanto riguarda i capolista. Per le preferenze, andrà rispettata la doppia preferenza di genere (uomo/donna) pena l’invalidità del voto.

Tempi. L’Italicum riprenderà il suo corso, dopo otto mesi di stop, martedì 18 novembre, in commissione Affari costituzionali Senato, relatrice la presidente Anna Finocchiaro. Il governo punta all’approvazione dell’aula del Senato entro fine dicembre affinché torni alla Camera per le modifiche e diventi legge a febbraio 2015.

Validità. L’Italicum varrà solo ed esclusivamente per la Camera. Per il Senato, bisognerà attendere la riforma del Senato e del Titolo V.

NB. Questo articolo è stato pubblicato sul blog personale che tengo sul sito Quotidiano.net (http://www.quotidiano.net) e che s’intitola “I giardinetti di Montecitorio” il 13 novembre 2014.