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Elezioni politiche del 4/03/2018. “Diamo i numeri!”. Tutti i sondaggi di tutti gli istituti raccolti in un’unico articolo con illustrazione e spiegazione annessa

Contrassegni elettorali Politiche del 4 marzo 2018

Contrassegni elettorali Politiche del 4 marzo 2018

 

Nota metodologica. Propongo qui, riprendendo in mano gli articoli per il mio sito, alcune elaborazioni dei principali istituti di sondaggi di oggi: la supermedia di YouTrend di Pregliasco per Agi, l’istituto Demos per Repubblica, l’Istituto Piepoli per la Stampa e per Rai 1, l’Istituto Ipsos per il Corriere della Sera, l’istituto Ixé di Roberto Weber per Huffington Post, lo storico istituto SWG e l’Istituto Noto per Quotidiano Nazionale  (a questo link: https://www.quotidiano.net/politica/elezioni-2018-sondaggi-1.3728424).

Per ragioni di scrittura e migliore comprensione dei vari sondaggi, segnalo che analizzo, avvalendomi di analisi già scritte dalle varie fonti citate, i sondaggi uno per uno e NON facendo una media tra essi perché impossibile date le evidenti discrepanze tra gli stessi.

Segnalo anche che da domani in poi è espressamente fatto divieto, per tutti i mass media (giornali, radio, televisioni, siti Internet) pubblicare, in forma totale o parziale, sondaggi sulle elezioni politiche in base a una deliberazione dell’Agcom fino al giorno dopo il voto. 

NB: evito di ripetere qui ogni commento e analisi sulla legge elettorale in vigore, il Rosatellum, su cui tornerò però in prossimi articoli su questo sito. In ogni caso, sul mio sito sono facilmente rintracciabili diversi articoli che spiegano il funzionamento del Rosatellum, sia in sintesi che per esteso, articoli cui rimando per gli approfondimenti.


1) Una media più o meno “ponderata” degli ultimi sondaggi sulle elezioni politiche. 

Sono diversi i giornali (Corriere della Sera, Stampa, Repubblica, Quotidiano nazionale) che oggi pubblicano sondaggi di diversi istituti demoscopici (i più importanti, in genere: Demos, Noto, Piepoli, Ipsos, Ixé, etc.) in merito alle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

A) Secondo l’istituto Ipsos, guidato da Nando Pagnoncelli, per il Corriere della Sera, che analizza ed elabora solo le proiezioni per la Camera dei Deputati e non per il Senato, i principali partiti italiani avrebbero questi risultati e questa distribuzione di seggi:

grafico sondaggi  di Pagnoncelli (Ipsos) x il Corriere

grafico sondaggi di Pagnoncelli (Ipsos) x il Corriere

Nello specifico, vediamo i risultati dei principali partiti politici (senza le aggregazioni):

Pd : 22,6% (al 16/02) – 23,1% (al 13/01) – 23,4% (al 14/12/2017) – 25,5% al (27/10/2017)

Come si vede, il Pd non è mai più riuscito a recuperare i punti persi con la scissione.

Insieme (Psi-Verdi-Ulivisti): 1,1% (al 16/02) – 1,4% al 13/01/2018.

Civica e Popolare (Lorenzin): 1,1% (al 16/02) – 1,8% al 13/01/2018.

+Europa (Bonino): 3,1% (al 16/02) – 1,2% al 13/01/2018.

Solo la lista Bonino è vicina al raggiungimento della soglia di sbarramento del 3%, entrambe le altre due liste minori di centrosinistra rischiano di non arrivare all’1%. I loro voti, in quel caso, andrebbero dispersi, perché così dice la legge elettorale.

Totale centro-sinistra: 27,9% (cui va sommato almeno lo 0,4% circa della Svp).

FI: 16,3% (al 16/02) – 16,5% (al 13/01) – 16,7% (al 6/12/2017) – 16,1% (al 27/10/2017).

Lega: 13,2% (al 16/02) – 13,8% (al 13/01) – 14,3% (al 6/12/2017) – 14,4% (al 27/10/2017).

FdI: 4,3% (al 16/02) – 4,7% (al 13/01) – 5,0% (al 6/12/2017) – 4,9% (al 27/10/2017).

Noi con l’Italia-Udc: 1,8% (al 16/01) – 0,9% (al 13/01).

Totale centro-destra: 35,6% 

Come si vede, Forza Italia ha fermato la sua crescita, la Lega ha avuto una flessione, nonostante i fatti di Macerata ed è ormai lontana dal 14% pieno della fine del 2017, Fratelli d’Italia ha perso qualcosa, ma si mantiene costante, Noi con l’Italia non decolla.

M5S: 28,6% (al 16/02) – 28,7% (al 13/01) – 28,2% (al 6/12/2017) – 29,1% (al 27/10/2017).

Impressiona la stabilità dei consensi dei 5Stelle, non scalfiti da alcuna Rimborsopoli, anche se rispetto agli ultimi dati dell’inverno 2017 anche M5S registra lievi flessioni.

LeU: 6,1% (al 16/02) – 6,4% (al 13/01) – 6,6% (al 6/12/2017) – 5,4% (ma solo come somma di Mdp al 2,8% e Sel al 2,6% al 27/10/2017).

Dopo una prima fiammata positiva a fine anno scorso, LeU resta inchiodata al 6%.

Altre liste (Casa Pound, Potere al Popolo, etc.): 1,8% (al 16/02) – 1,5% (al 13/01).

Forse un po’ troppo sottostimate, da Ipsos, le liste minori di destra e sinistra estrema.


 

B) Secondo l’Istituto Piepoli che fa i suoi sondaggi per la Stampa e per Rai 1, i dati delle intenzioni di voto dei principali partiti fotografati al 15/02/2018 sono i seguenti:

FI: 16% (stabile)

Lega: 13% (stabile)

Fratelli d’Italia: 5% (stabile)

Noi con l’Italia: 3% (+0,5%)

Totale centrodestra: 37% (+0,5%).

Come si vede, Piepoli sovrastima Noi con l’Italia (che, con il 3%, avrebbe seggi autonomi) e Fd’I. Di conseguenza, il risultato totale del centrodestra è più alto di quello di Ipsos.

Pd: 24,5% (+0,5%)

+Europa: 3% (stabile)

Insieme: 1,0% (stabile)

Civica e Popolare: 0,5% (stabile)

Svp: 0,3% (stabile)

Totale centrosinistra: 29,3% (-0,5%).

Piepoli è di manica larga con il Pd, che dà al 24,5% mentre Ipsos lo inchioda al 22,6%, segnala, come Ipsos, la lista Bonino sopra il 3% e indica risultati deludenti per gli altri.

M5S: 27% (stabile).

Piepoli, rispetto a Pagnoncelli, abbassa non di poco la percentuale dei 5Stelle.

Liberi e Uguali: 6,5% (stabile)

Altri (Casa Pound, Potere al Popolo, etc.): 0,2%

Non convince il dato sugli ‘Altri’: Piepoli stima troppo bassi sia la destra che la sinistra.


C) Secondo il sondaggio dell’Istituto Demos  per Repubblica, i dati sarebbero questi:

M5S: 27,8% (febbraio) – 28,0% (gennaio) – 28,7% (dicembre 2017) – 28,4% (dicembre 2016).

Pd: 21,9% (febbraio) – 23,0% (gennaio) – 25,0% (dicembre 2017) – 30,2% (dicembre 2016).

+Europa: 3,5% (febbraio) – 2,8% (gennaio).

FI: 16,3% (febbraio)  – 15,8% (gennaio) – 15,2% (dicembre 2017) – 12,7% (dicembre 2016).

Lega: 13,2% (febbraio) – 12,8% (gennaio) – 13% (dicembre 2017) – 13,2% (dicembre 2016).

Fd’I: 4,8% (febbraio) – 5,2% (gennaio) – 4,8% (dicembre 2017) – 4,4% (dicembre 2016).

Leu: 6,1% (febbraio) – 6,9% (gennaio) – 7,6% (dicembre 2017) – 5,0% (dicembre 2016, ma considerate come somma di Mdp e SI-Sel).

Altri: 6,4% (febbraio) – 5,5% (gennaio) – 5,7% (dicembre 2017) – 6,1% (dicembre 2016)

Come si vede il dato del Pd è davvero ai minimi storici, anche rispetto ad altri istituti, la lista Bonino supera e abbondantemente il 3%, le minori di centrosinistra sono in ‘Altri’. Forza Italia è data stabilmente al 16% e la Lega al 13%, come negli altri sondaggi, mentre i dati per Fratelli d’Italia oscillano sempre. La lista ‘Noi con l’Italia’ è computata in Altri, che arriva a quote considerevoli ma con modi e criteri a mio parere del tutto fuorvianti.


D) Restano fuori, dal panorama dei sondaggi, i dati di due istituti molto importanti e stimati: SWG (che lavora per il Pd) e Ixé di Weber che lavora per Huffington Post. Eccoli, sempre riferiti al giorno 15/02/2018.

I) Il primo che elenchiamo è quello di SWG:

M5S: 28,3% (+0,3)

Pd: 23,5% (+0,2)

+Europa: 2,9% (+0,1)

Civica e Popolare: 1,0% (+0,2)

Insieme: 0,8% (stabile)

SVP: 0,4% (stabile)

Totale centrosinistra: 28,6% (+0,1)

Leu: 5,9 (-0,6).

FI: 15,2% (-0,5)

Lega: 13,4% (+0,4)

FdI: 4,4% (-0,4)

Noi con l’Italia-Udc: 2,2% (+0,2)

Totale centrodestra: 35,2% (-0,4)

Altri: 1,1% (+0,4) e Potere al Popolo: 0,9% (+0,3)

Come si vede il centrosinistra è dato abbastanza alto, grazie soprattutto alle performance della lista Bonino, il Pd è dato lievemente più alto che altrove, mentre il centrodestra è dato stranamente molto basso, nel suo complesso, soprattutto per il dato di FI e Fd’It.

II) il secondo è di Ixé (Weber), i dati più interessanti perché ragiona in termini di seggi, oltre che di percentuali. Iniziamo con le intenzioni di voto per i diversi partiti.

Sondaggio sui partiti di Ixé del 17/02/2018

 

Passiamo alle tendenze di voto dei principali partiti analizzati in una serie storica.

Le tendenze dei principali partiti per Ixé

Le tendenze dei principali partiti per Ixé

 

Esaminiamo ora le tendenze di voto per le coalizioni, sempre con una serie storica.

Le tendenze di voto delle coalizioni per Ixé

Le tendenze di voto delle coalizioni per Ixé

 

Molto più interessanti sono però le analisi e le serie storiche di Weber per Ixé sulla trasformazione dei voti in seggi, anche questi analizzati in una serie storica. Eccole.

Serie storica seggi Camera dei Deputati x Ixé

Serie storica seggi Camera dei Deputati x Ixé

 

Serie storica Senato della Repubblica x Ixé

Serie storica Senato della Repubblica x Ixé

 

Infine, ecco le considerazioni di  Weber per Ixé – Huffington sulle proiezioni in seggi:

Molto probabilmente ai fini della  governabilità sarà decisivo l’andamento nelle regioni meridionali del paese, dove lo scarto fra centro-destra e M5S appare minimo.

Da un punto di vista qualitativo vale la pena di osservare ancora:

  • l’accelerazione della lista Più Europa con Bonino, che sembra catalizzare l’attenzione degli orfani e degli scontenti del PD attuale;
  • l’apparente fragilità di Liberi e Uguali che evidentemente pagano dazio a Potere al Popolo;
  • la virtuale impermeabilità dell’M5S alle polemiche sui rimborsi;
  • il trend in continua crescita di Forza Italia a danno diretto della Lega di Salvini.

I principali punti interrogativi – cui ahimè i nostri lettori troveranno risposta solo il 4 marzo – sono relativi:

  • alla tenuta effettiva del Pd nelle regioni del centro e segnatamente in Emilia Romagna;
  • al carattere della affermazione della Bonino: virtuale o reale come i sondaggi sembrano testimoniare?
  • al M5S che pur restando solidissimo, potrebbe aver esaurito il potenziale di crescita anche a causa delle polemiche recenti

La sensazione più generale che ricaviamo è che oggi un governo di centro-destra appare decisamente più vicino di due mesi e mezzo fa.

Fin qui il ragionamento di Weber per Ixé, molto convincente anche se – a mio avviso – sottostima troppo il risultato del Pd-centrosinistra e sovrastima troppo il centrodestra.

 


2) I sondaggi dicono che il governo è una missione (im)possibile: 

“Il M5S non perde voti e il Pd va sotto il 22 per cento. Il centrodestra prima coalizione, ma ancora lontano dalla maggioranza dei seggi”.

Ecco i numeri e le analisi di  YouTrend. Rielaborazione del sito ‘”List” di Mario Sechi, cui sono abbonato, e che pubblicamente ringrazio, come ringrazio le sempre puntuali analisi di Youtrend di Lorenzo Pregliasco.

Non c’è nessuna maggioranza di governo. Anche gli ultimi sondaggi confermano che per ora il centrodestra è largamente in testa ma è “corto”, alla coalizione guidata da Berlusconi mancano una trentina di seggi per assicurarsi il controllo della Camera e del Senato. Demos, SWG e altri sono allineati e lo scenario è quello che abbiamo raccontato.

 

Numeri e mappa del voto

A) Ecco il quadro presentato da List e YouTrend: le tendenze dei principali partiti.

Storico tendenze dei partiti in percentuale (Youtrend)

Storico tendenze dei partiti in percentuale (Youtrend)

 

Il Movimento 5Stelle (linea gialla) va dritto come un treno (la battuta di Lorenzo Pregliasco è stata: “Sembra la mappa della metropolitana di Londra”), il Partito democratico (linea rossa) è in picchiata e nell’ultimo sondaggio di oggi (Demos per Repubblica) è in ulteriore calo (21.9%), Forza Italia (linea azzurra) continua salire, così anche la Lega (guadagna ancora qualcosa dopo i fatti di Macerata), Liberi e Uguali conferma il numero del 6%, gli altri piccoli partiti oscillano tra il niente e il 3% e in ogni caso con il Rosatellum avranno un ruolo importante, in particolare la lista Bonino per il centrosinistra e Noi con l’Italia per il centrodestra.

Ecco la mappa d’Italia, con particolare riguardo al voto nei collegi uninominali:

Distribuzione seggi Camera dei Deputati (Youtrend)

Distribuzione seggi Camera dei Deputati (Youtrend)

 

B) In termini di seggi (come si vede dal grafico sopra)  significa che, per ora, nessuno ha la maggioranza e per fare un governo ci vorrà parecchia fantasia. Quando il titolare scrive nessuno, significa che anche un’alleanza tra Forza Italia e Pd non ha i numeri per andare a Palazzo Chigi. I giochi elettorali dunque, almeno per ora, non risolvono niente e il trend conferma che il 5 marzo si aprirà una vera rumba per dare un governo al Paese.

Composizione Camere in base media sondaggi You trend
Composizione Camere in base media sondaggi You trend

 

C) Conseguenze inattese della legge elettorale e delle alleanze che ha prodotto. Sembra che la lista +Europa di Emma Bonino abbia un certo gradimento e che potrebbe perfino toccare quota 3%. Forse troppo, dunque occorre prudenza. In ogni caso, se succede, tutto questo per il Pd entra nell’agenda alla voce “conseguenze inattese”: potrebbe perdere non solo voti, ma anche seggi. Guardate qui:

Voti-seggi tra Pd e +Europa e altre liste minori cs

Voti-seggi tra Pd e +Europa e altre liste minori cs

 


 

3) “Elezioni 2018: gli ultimi sondaggi.

Dal M5s al Pd: chi sale e chi scende”.

L’articolo di Rosalba Carbutti (@rosalbacarbutti) per http://www.quotidiano.net 

Secondo l’istituto di Antonio Noto, centrodestra in crescita al 38%. il Movimento 5 Stelle resta il primo partito al 28%, nonostante Rimborsopoli. In flessione il Pd, fermo al 22%, stabile la coalizione del centrosinistra al 27,6%.

L’istituto “Noto sondaggi” rileva le intenzioni di voto dei principali partiti italiani a poche ore dallo stop imposto da Agcom. Nonostante la Rimborsopoli grillina, il Movimento 5 Stelle resta il primo partito e non perde consensi. Nel sondaggio, pubblicato il 15 febbraio,  il quadro della situazione, a oggi, in sintesi prevede: il Movimento 5 Stelle in aumento con un 28% dei consensi, primo partito; il centrodestra che veleggia al 38% con Forza Italia, Lega  e Noi con l’Italia in crescita, mentre Fratelli d’Italia è in calo; ilcentrosinistra al 27,6% con il Pd in flessione al 22%. 
Chi governerà, quindi, stando all’ultimo sondaggio? Secondo Antonio Noto, “a due settimane dal voto, il livello d’indecisione è ancora al 30%, cioè a un livello molto alto. Considerando che chi è ancora in dubbio probabilmente prenderà una decisione nell’ultima settimana prima del voto, è facile immaginare che questa fascia di elettori influenzerà l’esito delle urne”. In sintesi: è difficile e scientificamente non corretto fare previsioni in tal senso.

Prendiamo, infatti, i dati per coalizione del sondaggio di Noto: il centrodestra è in crescita al 38%, con gli azzurri al 16%, la Lega al 14,5%, Fratelli d’Italia al 4,5% e Noi con l’Italia, la cosiddetta quarta gamba, al 3%; considerando uno scarto di voti, questa coalizione potrebbe prendere un minimo del 36% e un massimo del 40%. Nel secondo caso, però, spiega Noto, non è detto che riesca ad avere la maggioranza. “Fare un calcolo dei seggi, considerando che il Rosatellum è un sistema che prevede sia il proporzionale sia l’uninominale, sarebbe comunque una forzatura. Senza contare che, a seconda anche di quanti partiti superano il 3%, ad esempio, il calcolo cambierebbe. Morale: il centrodestra potrebbe avere la maggioranza con il 37% e non averla con il 42%, considerando tutto un insieme di fattori variabili”.

Restando, comunque, alle intenzioni di voto, il centrosinistra resta stabile e, anche considerando una forbice di voti, tra il 25,6% e il 29,6%, resta stabile. Buone notizie, secondo l”ultimo sondaggio, per +Europa, la lista di Emma Bonino, che nella migliore delle ipotesi potrebbe anche superare il 3% (forbice 1,7-3,7%), ma anche per Lorenzin civica e popolare che oscilla tra l’1 e il 3 per cento. Stabili, invece, Insieme (allo 0,7%) e Svp (0,4%). Restando a sinistra, Leu è in flessione al 4,5% con una differenza di consensi che va dal 3,5% al 5,5%. Mettendo anche che ci fosse un’alleanza con il Pd e gli alleati, la coalizione di centrosinistra raggiungerebbe al massimo il 35,1%.

Resta un quesito: quanto la rimborsopoli grillina potrà, nelle prossime settimane, influenzare la campagna elettorale. “Nell’opinione pubblica non si può pensare che ci sia un un rapporto di causa ed effetto. Un caso come quello dei rimborsi – spiega Noto – viene metabolizzato dagli elettori dopo qualche giorno. Ciò detto, resta il fatto che l’elettore del M5S vota il Movimento non per premiare il progetto, ma ancora per rabbia. Nonostante la svolta governista di Di Maio, quindi, il voto contro, il dare lo schiaffo agli altri partiti, resta il motore di chi sceglie alle urne i grillini”.

NOTA METODOLOGICA: Il sondaggio è stato realizzato nella giornata del 15 febbraio in esclusiva per Quotidiano Nazionale attraverso interviste in tempo reale in tutta Italia su un campione di mille persone rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Ha risposto il 92% del campione.

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NB: tutti questi dati ed elaborazioni sono stati scritti in originale per questo blog. 
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Renzi ha stravinto, ma teme l’incubo flop alle primarie aperte. Orlando ed Emiliano non si rassegnano ai risultati

Andrea Orlando

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando (Pd)

Ettore Maria Colombo – ROMA

“Chi vince vince, chi perde riconosca il risultato. Punto”. Matteo Renzi – letti e riletti i dati assoluti che lo hanno visto trionfare nel primo turno della campagna congressuale – è tornato in forma smagliante. Sforna una Enews già di mattina, dove definisce il suo risultato “impressionante”, manda sms di complimenti a Guerini, che del suo 68% è stato l’artefice principale, rincuora e ringrazia gli iscritti per “la grande prova di affetto dopo quattro mesi complicati”. A sera si fa intervistare da ben due radio (Rtl 105 e Zapping su Radio 1): parla di terrorismo, governo, poi dice “basta a polemiche inutili” e sul congresso ribadisce: “la matematica non è un’opinione”. Morale, ho vinto, rassegnatevi. La verità è che, dopo aver dovuto accettare di fare il candidato ‘abscondito’, ora l’ex premier scalpita. Vuole tornare in pista e programma una serie di uscite sui media (lunedì prossimo sarà da Vespa, ospite di Porta a Porta, ma farà anche altri talk show). Senza dire del suo libro in uscita per Feltrinelli (titolo top secret pubblicazione dopo le primarie) e di quando il 9 maggio incontrerà Obama, in Italia per il salone del Cibo a Milano. Insomma, Renzi non vuole aspettare il solo striminzito confronto televisivo tra i tre candidati che si terrà su Sky il 26 aprile. I suoi sfidanti provano a provocarlo sul suo terreno, quello delle primarie aperte. Emiliano dice “tutto può succedere, il risultato è aperto”, Orlando fa un paragone ardito: “Ora stiamo facendo ancora le prove libere di Formula 1, la gara deve ancora iniziare, il primo uscirà dalle urne il 30 aprile”.

Ed è su quel giorno, sulle primarie aperte, che si addensano le nubi. Il 30 aprile, infatti, capita a metà di un mega-ponte e, ad oggi, le primarie non paiono appassionare gli italiani. Sondaggi ancora non ci sono, ma al Nazareno, un mese fa, avevano messo l’asticella a 2.200 mila-2.500 mila votanti, ora l’abbassano assai: si tengono sui 1.500 mila-2 milioni. Sotto il milione e mezzo il flop sarebbe assicurato e Renzi ne otterrebbe una vittoria di Pirro, sopra i due milioni “non sappiamo neppure noi chi, in questa fase politica caotica, andrebbe a votare”, dicono ai piani alti del Pd. Per non dire di Cuperlo che invita i bersaniani alle urne per sostenere Orlando (cosa, peraltro, vietata dallo Statuto) provocando l’ira funesta dei renziani contro “Gianni, l’agente provocatore”.

Nell’attesa Renzi e i suoi si godono i dati di una vittoria a valanga. Su 266.726 mila votanti (affluenza al 59,29%, nel 2013 votarono 295 mila iscritti, fa -30 mila), Renzi prende il 68,2% (181 mila, nel 2013 furono 133 mila), Orlando il 25,4% (68 mila, Cuperlo ne prese ben 116 mila), Emiliano il 6,3% (17 mila). I dati sono di parte renziana e ancora ieri sono stati oggetto di contestazione da parte di Orlando e anche di Emiliano. In ogni caso, la commissione congressuale li certificherà oggi per poi proclamarli il 9 aprile alla Convenzione nazionale, quando verranno anche selezionati i candidati nei collegi che sosterranno i candidati (per Renzi ci sarà un ‘listone’) alle primarie e soprattutto dopo, all’interno dell’Assemblea nazionale, che dovrà scegliere tra i due candidati arrivati primi se nessuno dovesse raggiungere la soglia del 50,1%, provocando una bolgia dantesca.

La verità è che i rapporti tra renziani e orlandiani si stanno pericolosamente guastando e ricordano sempre più da vicino i ferri corti tra renziani e bersaniani pre-scissione. Uno di solito british, l’ex veltroniano Andrea Martella, coordinatore della mozione Orlando, va giù secco: “Al Sud i capi-bastone stanno tutti con Renzi. Vincerà lui? Vedremo, ma è unfit. Perderà le amministrative, le regionali e poi le politiche. Non sarà mai più premier, che lo si sappia”. Il sottosegretario agli Esteri Amendola e il toscano Manciulli, che gli sono amici e lo ascoltano in un Transatlantico deserto, gli chiedono scherzando se “ti stai preparando anche tu a passare con Bersani…”. Poi arriva Guerini e Martella lo affronta duro, anche se Guerini, come sempre, smussa, minimizza, cheta. Ma la verità è che se Renzi vincerà largamente pure le primarie ci potrebbero essere nuovi strappi nel Pd. 

NB: L’articolo è stato pubblicato il 4 aprile 2017 a pagina 10 del Quotidiano Nazionale.

Renzi ha stravinto, ma teme l’incubo flop alle primarie aperte. Orlando ed Emiliano non si rassegnano ai risultati

Renzi ha stravinto, ma teme l’incubo flop alle primarie aperte. Orlando ed Emiliano non si rassegnano ai risultati

Andrea Orlando

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando (Pd)

Ettore Maria Colombo – ROMA

“Chi vince vince, chi perde riconosca il risultato. Punto”. Matteo Renzi – letti e riletti i dati assoluti che lo hanno visto trionfare nel primo turno della campagna congressuale – è tornato in forma smagliante. Sforna una Enewsgià di mattina, dove definisce il suo risultato “impressionante”, manda sms di complimenti a…

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#VersoleRegionali/3. Offensiva di Renzi su TV e radio. I suoi: teme i delusi dalle riforme. Maratona mediatica del premier per spiegare l’azione di governo

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi parla davanti l'Assemblea del Pd

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi parla davanti l’Assemblea del Pd

Domenica scorsa l’Arena di Massimo Giletti, salotto per eccellenza della domenica pomeriggio (prime time di Rai Uno). Ieri sera, l’unico salotto rimasto in vita nella Terza Repubblica, Porta a Porta di Bruno Vespa (second time, sempre su Rai Uno). Domani mattina, Rtl, una delle radio private più ascoltate e tra le preferite dal premier per le sue ‘esternazioni’. E, nei prossimi giorni, altre “incursioni” via etere (radio e televisivo) “allo studio” come fanno sapere, dalla war room di palazzo Chigi, gli spin doctor che ne assecondano, più che imporgli, le scelte mediatiche.

E’ un Matteo Renzi a tutto campo quello che invade le case degli italiani spiegando, a braccio, con il suo fare da guascone toscano, di volta in volta, le soluzioni e le scelte del governo sulle pensioni, sulla scuola, sull’immigrazione, i vitalizi e, persino, sui diritti tv. Specie quelle dove “abbiamo avuto problemi di comunicazione”, come riconosce, a partire dal ddl scuola, ma anche le pensioni.

Certo, così Renzi si attira le ire e le proteste delle opposizioni con tanto di denunce, dettagliatissime, all’Agcom da parte di Forza Italia, imbufalita dal fatto che (nemesi!) “il governo Renzi sta nei tg Rai il 37,67% del tempo contro il 27% di Berlusconi nel 2010”. Eppure, il premier non si fermerà e non intende fermarsi, da qui alle prossime due settimane. Sabato sarà a Napoli, appuntamento cancellato una settimana fa causa strage, e poi “un po’ ovunque”, assicurano i suoi.

A partire dalla contendibilissima Liguria, dove il premier teme il voto disgiunto contro la Paita, il candidato del Pd. Certo è che la paura ‘fa 31’ (nel senso di 31 maggio, giorno in cui si terranno le Regionali), al Nazareno, sede del Pd e quartier generale, ormai, del braccio destro del premier, Lorenzo Guerini. Il quale, però, minimizza: “è ovvio, ci sono le elezioni, Matteo è premier ma anche segretario del Pd, è normale che vada in tv. Ogni due/tre mesi programmiamo una serie di uscite, siamo nell’ordinaria amministrazione, non abbiamo paura del voto”.

Invece, un sacro terrore corre nei boatos di Montecitorio, specie tra i renziani: “Il problema non sono gli impresentabili, le denunce di Saviano. Quelle, al massimo, ci tolgono un po’ di voti borghesi, nell’elettorato radical chic che legge Repubblica e adora Saviano. No, il problema sono i pensionati e gli insegnanti, tutti incazzati”.

In effetti, il core business del Pd ancora di questi strati sociali è fatto: pensionati, insegnanti (di ruolo, supplenti e in pensione), etc. E le liste del Pd rischiano di perdere non a ‘destra’ o ‘sinistra’, ma ‘in sù’ (i ceti borghesi radical) e ‘in giù’ (i ceti sociali bassi), oltre che a causa della forte concorrenza delle liste civiche messe in piedi, in molte regioni, da candidati governatori ‘padri padroni’ del partito locale (Emiliano in Puglia, De Luca in Campania, etc.). Ecco perché Renzi si sta sottoponendo a un tour massacrante, tra tv, radio, interviste, a costo anche di subire contestazioni: “Matteo, da solo, vale il 10% dei voti”, si auto-rassicurano, da soli, i suoi.

Solo da una parte Renzi non ha nulla da temere: la sinistra interna. Bersaniani e cuperliani (al netto di Fassina, che presto se ne andrà, ma da solo, come Civati) intendono dare battaglia dentro il Pd e fino al 31 non intendon disturbare il manovratore né sottrarre voti.

NB. Questo articolo è uscito il 20 maggio 2015 a pagina 12 del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)

Lo scudo di Ettore

"Siate onesti e, nel dubbio, un po' a sinistra"

paolo politi

non c'e' esercizio migliore per il cuore che stendere la mano e aiutare gli altri ad alzarsi

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

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Alessandria today

“Non serve correre forte, ma andare nella direzione giusta”

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