Rosatellum, gli studi riservati del Pd: chi ci guadagna e chi ci perde. Un articolo di analisi e di cifre…

Il mio articolo di oggi 12 ottobre 2107, qui riportato in versione estesa, è stato scritto x Quotidiano.net e pubblicato, stamane, in versione ridotta. Tratta di #leggelettorale e #Rosatellum: chi ci guadagna e chi ci perde? Studi dei partiti a confronto tra cui uno riservato del Nazareno. Ne parlano Dario Parrini Federico Fornaro #youtrend. Qui sotto trovate il link. 

http://www.quotidiano.net/politica/rosatellum-bis-1.3458530

E lo trovate on line nella home page del sito Internet di QN @Quotidianonet

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La versione integrale, pubblicata qui, in esclusiva, solo per il blog, dell’articolo. 

Ettore Maria Colombo – ROMA

Chi ci guadagna e chi ci perde, con il Rosatellum? In Transatlantico girano previsioni terrificanti che agitano i peones democrat e li tentano in vista del voto segreto finale, previsto per stasera, dopo l’ultimo voto di fiducia, previsto questa mattina, sul testo.  Ma il Pd ha in mano uno studio riservato, di cui diamo conto, che dice il contrario: anzi, con il Rosatellum una coalizione di centrosinistra non solo guadagna più seggi (circa 40 rispetto al doppio Consultellum) ma col 33% può arrivare al 41% dei seggi.

Innanzitutto va detto che il Rosatellum è una legge elettorale che si compone di un mix di collegi uninominali maggioritari per il 37% e di collegi plurinominali scelti con metodo proporzionale per il 63% dei seggi. Ma ‘come’ il Rosatellum trasforma i voti in seggi? La base di partenza sono, ovviamente, i 630 seggi della Camera che prenderemo come base di riferimento per comodità di calcolo (al Senato i conti sono parzialmente diversi per la suddivisione dei voti in circoscrizioni a base regionale che lo contraddistingue e la per la diversa formazione dell’elettorato sia attivo che passivo, dato che si vota solo dai 25 anni in su). Il Rosatellum prevede, alla Camera, l’assegnazione di 232 seggi in collegi uninominali maggioritari (6 in Trentino-Alto Adige, 1 in Valle d’Aosta, 225 nelle altre 18 regioni), secondo il principio del first past the post (“il primo – cioè il vincitore – prende tutto”, frase icastica nella logica del maggioritario in uso, storicamente, in Gran Bretagna), e di altri 398 seggi (di cui 12 per gli italiani all’estero) in collegi plurinominali su base proporzionale. Le soglie di sbarramento sono due: il 3% per ogni lista, il 10% per le coalizioni di liste, sempre su base nazionale. Una coalizione che non ottiene il 10% dei voti garantisce solo alle liste coalizzate che hanno superato il 3% dei voti di accedere alla ripartizione dei seggi. Invece, a favore delle coalizioni di liste che superano il 10% dei voti su scala nazionale, interviene un meccanismo poco noto ma che ha un effetto ‘moltiplicatore’ dei seggi per i più grandi perché, ai partiti che hanno superato il 3% dei voti, vengono assegnati, in modo pienamente proporzionale rispetto alla circoscrizione in cui si sono presentati nella parte proporzionale, anche i seggi dei partiti presenti con loro nella stessa coalizione e che hanno superato l’1% dei voti ma non hanno raggiunto il 3% dei voti (la soglia). Invece, per ogni coalizione, che abbia o meno superato il 10% dei voti, i voti alle liste che restano sotto l’1% finiscono ‘buttati’, cioè inutilizzati: quelle liste non eleggono deputati, ovviamente (si elegge con il 3%) né contribuiscono a farli eleggere ad altri. Infine, ogni candidato di collegio usufruisce di tutti i voti raccolti dalle liste che lo sostengono: sia quelle sopra il 3%, sia quelle sotto il 3% e anche quelle sotto l’1%.

La simulazione più attendibile e più nota, invece, rispetto agli attuali sondaggi elettorali, è quella del sito di sondaggi e proiezioni You Trend. Stima in 22-247 i seggi vinti da una coalizione di centrodestra (FI-Lega-FdI), con circa il 32,9% dei voti (13,4% Fi, 14,8% Lega, 4,7% FdI); in 222-247 seggi una di centrosinistra (Pd+Ap, stimati al 27,8% e 2,4%), 163-183 seggi all’M5S (27,7%), 14 seggi a Mdp-SI (al 3%).

Ma i conti che ‘girano’ tra le forze politiche sono molto diversi. In uno studio di un senatore di Mdp, Federico Fornaro, molto esperto di sistemi elettorali, ad esempio, per il Pd si prospetterebbe una Vandea o, in pratica, un bagno di sangue. Fornaro stima in appena gli 75 eletti nei collegi uninominali per il Pd+altri, 115 quelli del centrodestra, 115 al M5S e zero per Mdp-SI. Nel proporzionale Fornaro assegna 120 eletti al Pd, 114 all’M5S, 55 a FI, 60 alla Lega, 19 a Fratelli d’Italia e 19 alla lista Mdp.

Lo studio di Fornaro ha gettato il panico nelle file dei peones dem che temono di non riuscire a farsi eleggere in molte zone del Nord, dove la Lega è forte, ma anche in Lazio e al Sud, causa l’M5S. Anche tra gli azzurri regna la paura: molti deputati temono di dover cedere troppi eletti alla Lega al Nord e di non farcela al Sud. Ma al Nazareno hanno in tasca altre stime e proiezioni. Va premesso che, con l’attuale “doppio Consultellum”, sistema di base proporzionale figlio di ben due sentenze della Consulta che prevede un doppio sistema di voto differente tra la Camera (premio alla prima lista che ottiene il 40% dei voti, soglia nazionale al 3%, mix di capolista bloccati e preferenze, nessuna possibilità di creare coalizioni) e il Senato (soglia di sbarramento regionale all’8% per le liste, al 20% per le coalizioni e al 3% per ogni lista in coalizione, solo preferenze, su base regionale, nessun premio), i big dem prevedevano 215 seggi a una coalizione di centrosinistra, 200 al centrodestra, 180 seggi a M5S, 35 a una lista di Mdp-Sinistra. Con il Rosatellum, invece, il Nazareno stima di ottenere, per il Pd e i suoi alleati molti più seggi. Seggi che sarebbero così ripartiti: nel proporzionale, 145 seggi a Pd+altri, 135 al centrodestra, 100 a M5S, 20 a quella che chiamano la “Cosa rossa” (Mdp-SI-altri). Nei 225 collegi uninominali 110 seggi vinti dal centrosinistra, 80 dal centrodestra, 40 a M5S, zero alla Sinistra. Totale, sommando le due parti (collegi e proporzionale): 255 seggi al centrosinistra, 215 al centrodestra, 140 all’M5S e 20 seggi a quella che, al Nazareno, chiamano ‘Cosa Rossa’. Morale: il Pd più alleati guadagnerebbe, rispetto al Consultellum, almeno 40 seggi, il centrodestra ne guadagnerebbe solo 15, l’M5S ne perderebbe 40, la Sinistra circa 15.

Dario Parrini, deputato toscano renziano ed esperto di sistemi elettorali, la mette così: “Grazie alla disproporzionalità del sistema, dovuta alla parte maggioritaria, una coalizione che ha il Pd in mezzo e due forze nelle ali, una al centro e una a sinistra, può vincere col 33-34% dei voti. Una cifra che, grazie alla quota uninominale, può dare il 40-41% dei seggi. Inoltre, i media e gli elettori concentreranno la loro attenzione sui collegi uninominali, dove ci terranno le sfide: lì noi avremo candidati  riconoscibili, autorevoli e radicati. Il voto nel collegio, per come è strutturato, ‘trascinerà’ quello delle liste. La Cosa Rossa? Non supererà i 20 deputati”. Chi ha ragione? Beh, questo lo potranno decidere solo gli elettori alle prossime elezioni.

NB: Articolo pubblicato sul Quotidiano Nazionale a pag. 4 del 12 ottobre 2017

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Pd, l’intervista. Lorenzo Guerini non fa sconti ai big: “Le primarie si fanno per tutti”

Lorenzo GueriniLorenzo Guerini, vicesegretario nazionale Pd, è detto ‘il Forlani’ di Renzi: tutte le grane, locali e nazionali, finiscono sul suo tavolo.

D. Una ricerca di Ipr Marketing pubblicata ieri su QN dice che l’87% degli elettori del Pd vuole le primarie, anche per i sindaci uscenti.
R. La ricerca conferma la bontà dello strumento delle primarie per laXscelta delle candidature. L’importante è non usare le primarie per regolare conti interni o replicare congressi, ma per coinvolgere sempre più elettori e mettere in campo candidature vincenti. Il fine ultimo è vincere le secondarie, le elezioni, dopo aver costruito la coalizione, il programma e candidature che li sappiano incarnare. Infine, una parola sui sindaci uscenti:qui fare le primarie sarebbe un’inutile scorciatoia. Compito del Pd è dare una valutazione sul loro operato: se è positiva, non avrebbe senso non dare continuità al lavoro fatto; se fosse negativa, non avrebbe senso riproporli.

D. Anche Giuseppe Sala, a Milano, farà le primarie?

R. A Milano c’è già un percorso definito che prevede le primarie. Sala è una figura di assoluto valore che i milanesi hanno saputo apprezzare a partire dai risultati conseguiti con Expo.

D. Roma, invece, è un buco nero.

R. La situazione straordinaria di Roma richiede uno sforzo fuori dall’ordinario anche da parte del Pd. Dopo una crisi complicata, stiamo lavorando per rilanciare una relazione positiva con la città e abbiamo sicuramente figure di rilievo e di prestigio da poter coinvolgere. Anche qui la candidatura uscirà dalle primarie e non ci saranno rinvii del voto.

D. A Napoli Bassolino è in campo. Volevate impedirgli di correre?

Non ho mai parlato di regole ad personam contro nessuno, ma ho semplicemente fatto una riflessione politica: chi ha già ricoperto diversi ruoli nella sua vita politica, tra cui il sindaco per due volte, dovrebbe aiutare a ricercare e far crescere energie nuove. Il nostro sforzo sarà quello di far emergere figure innovative nel solco della novità rappresentata dal Pd di Renzi e sono certo che ci riusciremo.

D. Capitolo alleanze. SI dice di no a voi, voi di no a Ncd…

Noi vogliamo continuare a costruire il campo del centrosinistra anche alle prossime amministrative e dove abbiamo lavorato con SeL vogliamo continuare a farlo. Penso, in particolare, alle realtà di Milano, Torino, Bologna e Cagliari. Oggi, a livello nazionale, sembra che SI sia più interessata a contrapporsi al Pd, anche a costo di rompersi internamente, come sta succedendo a Torino e a Bologna. Noi, con pazienza, lavoriamo per continuare le esperienze di buongoverno che in queste città abbiamo realizzato e non rompere il filo del dialogo. Per quel che riguarda Ncd, come ho già detto, non parteciperanno a primarie insieme a noi.

D. C’è una crisi militanza nel Pd?

R. Il 5 e 6 dicembre il Pd sarà presente con 1000 banchetti in 1000 piazze per incontrare i cittadini. A dimostrazione che siamo un partito vivo e vitale, grazie alla passione dei nostri iscritti e militanti. Abbiamo oltre 6000 circoli che devono essere attivi, sempre più centri di iniziativa e punti di aggregazione. Riguardo agli iscritti, penso che chiuderemo il 2015 alla stessa cifra del 2014, quasi 370 mila iscritti. Registro che da un paio d’anni in questo periodo si lanciano numeri a vanvera sul Pd. Facciamo chiarezza: alla fine della segreteria Veltroni, nel 2009, gli iscritti erano 791 mila e alla fine di quella Bersani nel 2012, 477 mila. Dovrei dire che, su questo punto, causa i meno 330 mila iscritti, quella segreteria ha fallito? La questione è diversa: è cambiata la militanza e il modo di partecipare alla politica. Ad esempio io considero militanti anche gli oltre 550 mila italiani che hanno donato il 2xmille al Pd e che in larga parte non coincidono con i nostri iscritti. Un risultato straordinario che conferma la bontà dell’intuizione originaria del Pd: un partito di iscritti ed elettori per vincere da sinistra la sfida del governo.

NB. Questa intervista e’ stata pubblicata il 30 novembre 2015 a pagina 15 del Quotidiano Nazionale. 

Se nel #Pd prevalesse #Speranza… Due interviste al leader di Area riformista, la sinistra interna dem

Roberto Speranza, leader di Area riformista nel Pd

Roberto Speranza, leader di Area riformista nel Pd

Pubblico due interviste fatte, in due momenti diversi, al leader di Area riformista, la minoranza interna dentro al Pd, Roberto Speranza, ex capogruppo alla Camera. 

La prima è sulla situazione politica, il Pd e le alleanze ed è uscita su Quotidiano Nazionale l’11 novembre scorso. La seconda riguarda la manovra economica del governo ed è stata pubblicata il 27 ottobre scorso sempre sulle pagine del Quotidiano Nazionale. 
1) Intervista a Speranza su alleanze, amministrative, Pd: 
Metodo delle primarie, “da fare dappertutto, tranne dove vengono ricandidati bravi sindaci uscenti come Fassino a Torino e Merola a Bologna”. Obiettivo: ricostruire e far vincere “il centrosinistra, un campo largo in cui deve stare dentro, partecipando alle primarie, anche la neonata Sinistra Italiana”. E un ‘no’ secco all’Ncd perché “è difficile, per chi vuole fare il centrosinistra, allearsi nelle città con un partito che si chiama Nuovo Centrodestra”. Parla a QN Roberto Speranza, leader di Area riformista, la minoranza del Pd.

Onorevole Speranza, sono importanti le prossime amministrative?

Non si può immaginare che quella delle amministrative non sia una partita prioritaria, per il Pd. Se vuoi governare l’Italia, non puoi non partire dalle grandi città. Capisco che Renzi punti molto sul referendum istituzionale, ma prima ci sono le amministrative. Ogni
energia deve essere spesa per costruire le vittorie nelle città. Non vedo ancora una strategia chiara, nel Pd, rispetto a questo appuntamento e perciò ho chiesto di convocare una Direzione ad hoc del partito per parlarne. Veniamo da esperienze di buongoverno e in cui si è costruito un centrosinistra largo.

Quali rischi vede?

Due. Il primo è che prevalga, anche a livello locale, l’idea di costruire il Partito della Nazione e non il centrosinistra. E’ l’idea del ministro Lorenzin per Roma: Pd e Forza Italia con Marchini. Il secondo è di perdere il rapporto con quanto si muove a sinistra del
Pd. Certo, non aiuta chi pensa addirittura a un sostegno a Grillo al secondo turno. Due errori che possono far vincere l’M5S.

Ma allora quale dev’essere il quadro generale delle alleanze?

Bisogna rivolgersi alle forze civiche, al mondo associativo, a tutto quanto si muove nel campo democratico. Incalzando anche chi è alla nostra sinistra a costruire una nuova coalizione per il governo delle città.

E il metodo da seguire?

Quello delle primarie, lo strumento più utile da sempre per allargare il campo del centrosinistra e il miglior antidoto al Partito della Nazione. Si scelgono i potenziali candidati, poi i cittadini decidono. Pisapia venne fuori così e non era la prima scelta del gruppo dirigente del Pd, ma poi ha vinto e governato bene. Solo dove, come a Torino e a Bologna, i sindaci sono uscenti e apprezzati, è naturale la loro ricandidatura e fare le primarie vorrebbe dire solo indebolirli. Per questo non capisco le recenti polemiche su un bis di Merola che, a Bologna, ha lavorato bene.

E se, per dire, Sala non volesse fare le primarie, a Milano?

L’ipotesi di candidati calati dall’alto è sbagliata e rischia solo di dividere. Sala vuole candidarsi? Passi per le primarie, ne uscirà rafforzato.

Roma è un rebus indecifrabile…

Capisco l’ansia del totonomi, ma non è il momento. Il Pd romano è in una fase molto difficile, bisogna ricostruirlo dal basso e rilanciare una proposta seria per la città. Primarie indispensabili.

Vuol fare un appello a quei discoli di Sinistra italiana?

Sel governa con noi in quasi tutti i comuni del Paese. Io voglio che questa esperienza continui e che loro non si sottraggano alle primarie per costruire il centrosinistra. Detto questo, loro credono sia impossibile far vivere la sinistra nel Pd, per me è impossibile che la sinistra esista senza il Pd. Mi impegnerò sempre per costruire nuovi ponti. Ma guai a pensare di appaltare la rappresentanza della sinistra a Grillo.

E se l’Ncd si offre, nelle città?

Io voglio costruire il centrosinistra, con Ncd esiste un patto per il governo nazionale. Nelle città non serve, ed è difficile immaginare di fare il centrosinistra con un partito che si chiama Nuovo Centrodestra.

2) Intervista a Speranza sulla manovra economica del governo Renzi:
“Non vorrei ci ritrovassimo a non pagare la tassa sulla casa, ma poi a dover pagare le Tac!”. Parla Roberto Speranza, leader della minoranza dem di Area riformista, ex capogruppo alla Camera.

Un giudizio complessivo sulla legge di Stabilità.

Coglie una fase nuova in cui finalmente arrivano primi segnali di ripresa, ma…

Ma? Sul limite del contante a 3 mila euro cosa pensa?

E’ un provvedimento che sposta poco, sul piano economico. Poteva essere evitato. Io di gente che gira con 3 mila euro in tasca non ne conosco mentre ne conosco tanta che non ha 100 euro per fare la spesa. Un segnale sbagliato. Ha ragione Cantone.

Anche sul versante della lotta all’evasione? E la Orlandi va difesa?

Il sottosegretario Zanetti ha pronunciato parole inaccettabili. Padoan, per fortuna, lo ha clamorosamente smentito. Il Governo deve combattere l’evasione fiscale, non l’Agenzia delle Entrate. Siamo il secondo Paese Ue per evasione fiscale con oltre 100 miliardi di euro. Lo dice anche il Def. Quando Renzi minimizza sbaglia e contraddice i documenti ufficiali del suo governo. Combattere l’evasione sul serio vuol dire trovare risorse per abbassare le tasse, combattere la povertà, aiutare i pensionati.

Quali aspetti la preoccupano di più?

L’insufficienza di investimenti, che sono il vero motore per il lavoro e la crescita. Poi la spesa per il welfare, sanità in testa, scesa a 111 miliardi contro i 115 previsti dal patto con le Regioni che ora rischiano grande difficoltà. Su scuola e sanità servono più risorse.
Poi c’è il capitolo casa…

Soddisfatti che Renzi abbia lasciato l’Imu su ville e castelli?

Sicuramente la retromarcia di Renzi è stata una nostra vittoria. Abbiamo evitato una clamorosa ingiustizia che, tra l’altro, pesa poco economicamente, circa 90 milioni l’anno, ma ancora non basta. Abbassare le tasse è giusto, ma si può fare con gli occhi del
centrosinistra o con quelli del partito della Nazione. La tassa sulla casa non esiste solo in quattro Paesi al mondo: Niger, Togo, Yemen e Thailandia… Non è accettabile un meccanismo da Robin Hood al contrario: chi ha una casa che vale molto risparmia  anche 1500 euro e oltre, chi ha una casa in periferia risparmia 100/150 euro! Serve un principio di vera progressività: ad esempio, se la tassa sulla casa la pagasse anche solo il 10% dei contribuenti, quelli più ricchi, si otterrebbe già il 37% del gettito totale. Il provento, oltre un
miliardo di euro, potrebbe essere usato per introdurre una misura universale di contrasto alla povertà.

Se i vostri emendamenti non passano o il governo mette la fiducia che succede?

Faremo le nostre proposte migliorative. Oggi è prematuro parlare di fiducia, ma è chiaro che la legge di Stabilità è un atto fondamentale, per un governo. Vedremo. Certo è che nel Pd la scelta non può essere tra chi applaude sempre Renzi e chi va via.

E’ giusto ricorrere contro l’Italicum?

Io, sull’Italicum, mi sono dimesso da capogruppo e non ho votato la fiducia. E’ una legge sbagliata nel merito e nel modo in cui ci siamo arrivati. Sulla costituzionalità si pronuncerà la Consulta.

Meglio stare nel Pd o fare una ‘Cosa Rossa’ o ‘Ulivista’ fuori?

Bisogna battersi dentro il Pd perché torni a essere il grande partito del centrosinistra e della sinistra ed evitare diventi il partito della Nazione. Uscire dal Pd è sbagliato e aiuta la seconda opzione.