Renzi mette Grillo all’angolo: “il patto e’ con FI e Lega”. Pronta la riforma del Senato, ora si tratta anche sull’Italicum, a partire dalle liste bloccate

Renzi parla all'Assemblea nazionale del Pd del 15 giugno (Roma hotel Ergife)

Renzi parla all’Assemblea nazionale del Pd del 15 giugno (Roma hotel Ergife)

ROMA. «È STATA trovata la quadra», annuncia un soddisfatto Roberto Calderoli, che ci aggiunge anche una nota personale in puro stile ‘padano’ («Chi la dura la vince»). L’oggetto è la tanto discussa riforma del Senato e del Titolo V. Ieri sera, infatti, sono stati depositati gli emendamenti (venti), a prima firma Calderoli e Finocchiaro, a una riforma ora in grado di partire. Sempre Calderoli, correlatore del ddl, coglie il punto politico: «Alla fine andiamo verso un vero Senato delle autonomie come quello tedesco dotato di pieni poteri, le regioni incrementeranno la propria autonomia e i principi del federalismo fiscale saranno costituzionalizzati». Il bilancio politico è questo. Renzi cede (molto) sulla composizione del futuro Senato (100 senatori, di cui 95 senatori rappresentativi del territorio — 74 eletti tra i consiglieri regionali e 21 tra i sindaci — e cinque senatori a vita): a Forza Italia, che chiedeva molti meno sindaci nel futuro Senato e rigida ripartizione proporzionale degli eletti nelle Regioni, e vince sul punto. Ma governo e Pd cedono anche, e parecchio, alla Lega sul federalismo: le competenze delle Regioni non solo non vengono toccate, ma ampliate.

Silvio Berlusconi accanto al suo 'rivale', dentro FI, R Raffaele Fitto.

Silvio Berlusconi accanto al suo ‘rivale’, dentro FI, R Raffaele Fitto.

IN COMPENSO, il premier ottiene l’obiettivo grosso cui puntava da tempo: quel «sono ore decisive, non possiamo perdere tempo» con cui ha spronato tutti. Infatti, coi tempi dei subemendamenti fissati tra lunedì e martedì prossimo e l’inizio delle votazioni in commissione a partire da mercoledì 25 giugno, l’obiettivo di portare il ddl di riforma del Senato per il 3 luglio è cosa fatta. Se l’accordo politico di massima c’è, in particolare sulla composizione del futuro Senato, superando le resistenze degli azzurri più duri (Brunetta) grazie alla triangolazione, nelle trattative, del trio Boschi-Verdini-Romani, più sfumato e incerto rimane il tema delle competenze del futuro Senato. ‘Limature’, tra commissione e aula, sono ancora possibili sia sui poteri delle Regioni (per funzioni o per materia) che del Senato (legge elettorale, legge bilancio) che eleggerà di certo capo dello Stato, Csm e Consulta. Sempre sul piano politico, è ormai certo che sarà un nuovo incontro tra Renzi e Berlusconi a siglare la (nuova) intesa raggiunta, ma torna alta la tensione per un altro incontro, quello tra la delegazione del Pd (ancora da definine) e quella grillina che si terrà mercoledì prossimo a palazzo Chigi.

Il simbolo elettorale del partito di Grillo, l'M5S.

Il simbolo elettorale del partito di Grillo, l’M5S.

I GRILLINI premono: «Il Pd scelga tra noi e il Cavaliere». Ma i dem rispondono picche: «Non si cambia partner all’ultimo momento». A creare tensioni, sollevate dai grillini, è il nodo nuova legge elettorale. «Non è pensabile, dopo mesi di lavoro, ricominciare da capo» replica, secca, il ministro Boschi all’indirizzo dell’M5S, che punta a un sistema iper-proporzionale. Poi, però, il ministro specifica che «il testo uscito dalla Camera è un punto di partenza, ma alcuni punti si possono discutere». E tra questi ultimi ci sono, ed è una novità, le liste bloccate, da sostituire con i collegi del Mattarellum o con quelle preferenze che piacciono molto all’Ncd. Ove accada «e sempre che vi sia l’accordo di Forza Italia», sottolinea Boschi, sarebbe un altro ‘totem’ che Renzi farebbe cadere pur di vedere approvata (ma a settembre) anche questa, di riforma.

NB. Questo articolo e’ stato pubblicato il 21 giugno 2014 sulle pagine di politica di Quotidiano Nazionale (http://www.quotidianonazionale.it)