Riforme appese al futuro del Cav. Forza Italia pronta a far saltare i patti. Cruciale la sentenza sul caso Ruby. Azzurri sull’orlo della scissione.

Matteo Renzi e il Senato.

Matteo Renzi e il Senato della Repubblica.

ROMA – Quella che Beppe Grillo chiama “la dittatura a norma di legge”, e cioè la riforma del Senato e del Titolo V voluta dal governo Renzi, va avanti, col passo della tartaruga, nell’aula di palazzo Madama. D’altra parte, i senatori devono esaminare ben 7831 emendamenti (6 mila ‘solo’ di Sel, mille di FI e M5S, 55 dei dissidenti Pd, etc.) e gli iscritti a parlare (124 in tutto), con diritto di venti minuti di celebrità a testa, ancora non hanno esaurito tutto il loro tempo. Morale: il ddl Boschi – la quale ieri ha persino aperto al semipresidenzialismo, facendo andare su tutte le furie Vannino Chiti – non vedrà l’inizio delle votazioni finali, prima di lunedì.

Renzi, Grillo e Berlusconi.

Renzi, Grillo e Berlusconi.

Le previsioni dei pessimisti, come l’ex presidente del Senato Renato Schifani (NCD), sono che “serviranno pure le sedute notturne per farcela davvero entro l’estate”, quelle degli ottimisti (tutti renziani) ribattono che, “tanto, quest’anno le Camere non chiudono neppure ad agosto”, altrimenti si diventa ‘schifiggnosi’, neologismo coniato l’altra sera dal premier per bollare i dissidenti. Oggi si sarà una riunione dei capigruppo per fare il punto con il presidente del Senato, Pietro Grasso, che lancia proclami infausti nel giorno della Concordia (“Un capitano non molla la nave”), ma il rischio ingorgo, con molti decreti da convertire, è a un passo.

Roberto Calderoli (Lega), correlatore del ddl riforme al Senato.

Roberto Calderoli (Lega), correlatore del ddl riforme al Senato.

Nell’attesa, le acque agitate, tra i senatori democrat non accennano a calmarsi ma qui lo score dei dissidenti resta fermo a 22/25, mentre è il maremoto di una FI pronta a esplodere a far più paura.

 

 

 

Silvio Berlusconi nella nuova sede di Forza Italia a San Lorenzo in Lucina.

Silvio Berlusconi nella nuova sede di Forza Italia a San Lorenzo in Lucina.

E qui la parola chiava è ‘Ruby, processo su’. Infatti, se venerdì 18 dovesse arrivare, per il Cav, uno sconto della pena chiesta dal pm (sette anni), con la certezza del rinvio del giudizio in Cassazione al 2015, Berlusconi terrà fede al patto del Nazareno e i ‘dissidenti’ azzurri si ridurranno a meno di una decina. Se invece saranno sette gli anni comminati in Appello e il rischio della revoca dei servizi sociali (per cumolo delle pene) si faranno concreti, Berlusconi dirà il ‘tana libera tutti’ e saranno dolori per le riforme e per il governo. Detto questo, essendo Forza Italia un partito ormai balcanizzato (e ahivoglia dei liberali raffinati come Martino e Moles lanciare via Facebook appelli al nuovo centrodestra delle idee, ‘Rivolta Italia’) gli ‘autoconvocati’ – metà fittiani, metà campani e calabresi sparsi o cani sciolti come Minzolini e l’ormai eroe del giorno D’Anna – non hanno alcuna intenzione di fermarsi.

Il senatore di Forza Italia ma 'dissidente' Minzolini.

Il senatore di Forza Italia ma ‘dissidente’ Minzolini.

Ieri sera, capeggiati dal solito ‘Minzo’, hanno organizzato una bella cena per ‘conoscersi’ (meglio). Saranno in 22, tutti firmatari della lettera (inascoltata) con cui s’erano appellati al Cav per dire ‘no’ al ddl targato Boschi. Frondisti? Dissidenti? Forse. Ormai, più che altro, un ‘partito nel partito’. E si sa come finiscono queste cene: in una bella scissione.

 

 

 

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 17 luglio 2014 sulle pagine di Politica del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)