#ildiavolovesteItalicum/4. Ricorso alla fiducia più vicino. Speranza: “Enorme errore di Renzi”. I ribelli Pd: “Così si violenta l’aula”

Interno dell'aula di palazzo Madama.

Interno dell’aula di palazzo Madama.

“Mettere la questione di fiducia sarebbe un atto di violenza, un atto di violenza (la frase la ripete due volte, ndr.), nei confronti del Parlamento e un errore politico madornale”. Roberto Speranza, capogruppo dimissionario del Pd alla Camera parla dell’Italicum. “E’ sbagliato legare il destino del governo alla legge elettorale”, continua, criticando lo stesso Renzi (“O passa l’Italicum o si va a votare”).

Critiche forti, dure, che riecheggiano quelle pronunciate non dai ‘soliti’ ribelli duri e puri della minoranza dem (sui 90 della minoranza a non votare la fiducia saranno in 15 al massimo, una cinquantina abbondante voterà sia la fiducia che il testo finale e una trentina potrebbe votare la fiducia ma astenersi sul ddl finale), ma di vari big di Pd e Ulivo (Bersani, Prodi, Letta, D’Alema, etc.). Speranza, che ieri ha scelto In mezz’ora (Rai 3), per dire la sua, ha anche ribadito che le sue dimissioni da capogruppo resteranno tali (i renziani doc sono ben contenti di sostituirlo con Ettore Rosato) ribadisce “sarò leale verso il mio partito, non sono antirenziano”, allarga il discorso al Pd futuro (“voglio un partito che unisca la sinistra, non il partito della Nazione”), ma ad ardere c’è l’Italicum. Su quello si concentrano le critiche di tutti gli altri attori politici.

Palazzo Montecitorio. Portone d'ingresso della Camera dei Deputati.

Palazzo Montecitorio. Portone d’ingresso della Camera dei Deputati.

Rosy Bindi (“la fiducia sull’Italicum tradisce la vita democratica”) arriva a chiamare in causa Mattarella (“Il capo dello Stato conosce bene le prerogative del Parlamento e del governo…”, lo sollecita). I deputati grillini minacciano “azioni extraparlamentari” con Alessandro Di Battista intervistato da Maria Latella a SkyTg24, il capogruppo di Sel, Arturo Scotto, fa un appello “a tutti i deputati” contro “l’aberrazione della fiducia, uno stupro della Costituzione”. Lucio Malan (FI), intervistato dal Tg3, fa una mossa politica abile, concordata con Brunetta: “Cade il governo Renzi? se ne fa un altro pure con i nostri voti e la legislatura continua fino al 2018”.

L’esame del ddl inizierà oggi con la discussione generale, ma entrerà nel vivo solo martedì con la discussione sulle ‘sospensive’ (dove il governo non può mettere la fiducia) e le ‘pregiudiziali’ di costituzionalità (dove in teoria potrebbe metterla, ma non lo farà). I primi voti, dunque, saranno sia a scrutinio palese (sospensiva) che segreto (pregiudiziali su cui solo FI ne ha già annunciate due): non dovendoci essere la fiducia, ma il voto segreto sarà già questo un buon test per far capire al governo ‘che aria tira’ alla Camera. Subito dopo, però, la maggioranza chiederà di rinviare l’Italicum alla settimana seguente: con la scusa di u n ddl sui reati ambientali, il governo scavallerà il mese di aprile, facendo scattare da maggio i tempi ‘contingentati’ (vuol dire minori tempi per le opposizioni). Un indubbio vantaggio come, del resto, lo sarà il voto di fiducia (saranno tre in realtà, sui quattro articoli del ddl, su uno non serve) che il governo di certo chiederà scatenando l’ira delle opposizioni. Infine, il voto finale sul ddl: arriverà tra il 5 e il 7 maggio e sarà a scrutinio segreto, come da Regolamento, ma sotto i ‘riflettori’ di tutti, maggioranza e governo: sarà lì che Renzi rischierà davvero.

Nb.Questo articolo è stato pubblicato il 27 aprile 2015 a pagina 7 del Quotidiano nazionale (htttp://www.quotidiano.net)