#DopoleRegionali/3. Al Senato la maggioranza di governo e’ ballerina tra nuovi gruppi (i fittiani) che nascono e Popolari all’opposizione. Ma alcuni sono pronti a entrare nel Pd (e Dellai smentisce QN…)

Silvio Berlusconi al Senato

Silvio Berlusconi al Senato quando era ancora senatore della Repubblica tra Razzi e De Girolamo

La maggioranza di governo è appesa a soli nove voti di scarto al Senato e anche la Commissione Scuola di palazzo Madama, dove è sbarcato il ddl ‘buona scuola’, è finita pericolosamente in bilico: 13 voti per la maggioranza, ma che ha in pancia i dissidenti dem Tocci e Mineo, e 12 per le opposizioni. Insomma, il governo rischia grosso.

A tal punto il governo rischia che sono partite, anche se stavolta in casa GaL e non nel Pd, dove pure la cosa è accaduta, le sostituzioni dei ‘reprobi’. Nella fattispecie, verrà sostituito Tito Di Maggio, uno dei tre Popolari per l’Italia di Mario Mauro che già sostituiva, a sua volta, la sottosegretaria alla Scuola Angela D’Onghia. I Popolari – che stavano prima in Sc, poi con i Popolari di Dellai e ora in Gal – sono solo tre, ma il loro annuncio di nuova fiera, opposizione al governo (per Mauro “Renzi è il volto del nuovo fascismo”) ha fatto molto rumore.

Eppure, Mauro e Di Maggio votavano già contro il governo, la D’Onghia, invece non fosse perché al governo ci sta, a favore. Per non sbagliarsi, il capogruppo di GaL al Senato, Ciro Ferrara, ha annunciato che Di Maggio verrà sostituito, in commissione, a partire da martedì prossimo, con Michelino Davico. Il quale è un altro caso di trasformismo: ex leghista, ora si ‘riconosce’ nell’Idv.

Dalla Camera, invece, arrivano buone notizie, per la tenuta della maggioranza. I dodici Popolari-Centro democratico di Dellai e Tabacci, di cui fanno parte anche Mario Marazziti (Sant’Egidio) e il sottosegretario Olivero (ex Acli), entreranno presto nel Pd, il cui gruppo, già forte di 310 deputati, arriverà così a ben 322 deputati. NB. Lorenzo Dellai, capogruppo dei Popolari-Demos alla Camera dei Deputati, ha smentito, con una secca nota d’agenzia, che “il mio gruppo che mi onoro di presiedere non entrerà mai nel Pd, come ha scritto oggi, su QN, Enrico (sic…) Maria Colombo”. La mia replica: “Il tempo sarà galantuomo e, per ora, smentisco io Dellai: mi chiamo Ettore, e non Enrico”…

I problemi, però, per la tenuta della maggioranza, al Senato sono e al Senato restano. E le nascite di nuovi gruppi per ora non aiutano. Sono nati i gruppi dei fittiani: ben 12 al Senato ma solo 15 alla Camera, causa ‘scissione nella scissione’ di Saverio Romano, Galati e altri che vorrebbero creare un gruppo con i verdi siano di ‘Nuovi Responsabili’ pro-governo e non ‘anti’. Non abbastanza per arrivare a venti, quindi, i fittiani hanno pero’ in corso colloqui con i tre ex leghisti di Tosi e vari deputati ex-M5S: potrebbero farcela. Di certo, i neonati gruppi di Fitto sono anti-governo. E, soprattutto, ‘non’ ci sono, ancora, cioè ancora non sono nati, i nuovi gruppi dei verdiniani, anche se ieri Verdini si dice abbia visto il premier recandosi direttamente a palazzo Chigi.

Poi c’è Ncd: fa parte della maggioranza ma, dopo aver registrato imbarazzanti tonfi alle Regionali, perde pezzi ogni giorno che passa. Nunzia de Girolamo ha annunciato giusto ieri che fonderà ‘I Repubblicani’ e, di fatto, lavorerà insieme alla Lega di Salvini. Ncd-Ap (i parlamentari dell’Udc fanno storia a sé) è squassata anche da pesanti polemiche interne. All’ala ‘destra’ ci sono il coordinatore Gaetano Quagliariello e il capogruppo alla Camera, Maurizio Lupi: vogliono far pagare a Renzi il primo il mancato incarico nel governo e, il secondo, la sua recente defenestrazione. L’ala ‘sinistra’, cioè la sola Lorenzin, vuole invece entrare nel Pd. Infine, alcuni senatori dell’Ncd starebbero per tornare all’ovile, cioè in FI (46).

Il capogruppo dem, Luigi Zanda, tranquillizza tutti, da Renzi in giù (“Tanto rumore per nulla”) perché il Pd avrebbe vari assi nella manica: i verdiniani, che sarebbero almeno una dozzina, ma anche diversi ex grillini (dieci) ora nel Misto (30) e tutti i senatori a vita che stanno nel gruppone del Psi-Autonomie, forte di 19 senatori. A palazzo Chigi, però, non sono tranquilli. Ecco perché Renzi ha chiesto a veterani del Senato come Paolo Naccarato e allo stesso Verdini di “metterci la testa”, sul Senato, e di fornire relativo report.

NB. Questo articolo è stato pubblicato a pagina ? Del Quotidiano Nazionale il 5 giugno 2015

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