#Mattarella o della ‘rivoluzione silenziosa’. Così spopola il presidente ‘mite’

Sergio Mattarella, XII presidente della Repubblica italiana

Sergio Mattarella, XII presidente della Repubblica italiana

MATTARELLA ha ricevuto Mario Draghi. Mattarella ha ricevuto Ignazio Visco. E, a dirla tutta, Mattarella ha ricevuto pure l’ad di Sky, il presidente di Mediaset e di altri grandi gruppi industriali e mediatici. Se n’è accorto qualcuno? Macché. Stringato, striminzito, comunicato del Quirinale e via, sotto un altro. Mattarella vede, in rapida successione, i ministri Alfano, Pinotti, Giannini? Qualche giornalista ha strologato, scritto retroscena et similia? Nothing, nada, rien. Mattarella gira il mondo: Parigi-Berlino-Madrid subito, appena eletto; Serbia-Montenegro-Londra in soli quattro giorni a giugno; Tunisi e Malta a luglio. Viaggi «di Stato», ufficiali, ma che tracciano due direttrici di scavo, studio, analisi, gestione dei rapporti diplomatici: apertura a Balcani ed Est Europa, Paesi che vogliono entrare nella Ue, da un lato, e dialogo “mediterraneo” con il Sud del Mondo, Africa in testa, dall’altro. Riscontri mediatici? Scarsi. Ai tempi di Napolitano, a ogni fiato di «re Giorgio», giù articoli, filmati, reportage. Un genere quasi letterario che aveva pure un nome: «i moniti di re Giorgio». E giù “fiumi di parole” fino ai libri (14/15, di cui sette/otto  scritti ‘su’ Napolitano, sette/otto ‘di’ Napolitano).

E MATTARELLA? Anche qui, libri su Mattarella appena due: uno del suo portavoce (prima di sapere di esserlo, peraltro), Giovanni Grasso, che in realtà parla del fratello ucciso dalla mafia, Piersanti; l’altro di Pio Cerocchi, suo vecchio amico dai tempi della Dc e del Ppi.
Esternazioni di Mattarella? Poche, rare, misurate, centellinate (i rapporti coi media, sul Colle, li tengono Grasso, ex inviato Avvenire, Gianfranco Astori, ex deputato della Dc e, poi, direttore dell’Asca, e ora anche Claudio Sardo, ex direttore dell’Unità: insomma, il fior fiore del cattolicesimo democratico). Eppure, in quest’ultimo mese, le esternazioni del Presidente, da rade e limitate, circoscritte, sono già salite di grado e d’intensità. In meno di una settimana, ha messo i riflettori sui profughi e i migranti, dove «una Ue in affanno fa meno di quanto dovrebbe»; l’Isis e il terrorismo, definite (con genio) «forze del disordine»; i due Marò per cui «l’Italia si batterà»; la lotta a corruzione e mafie, «priorità assoluta»; la coesione sociale da «ritrovare», le riforme istituzionali da «fare al più presto».
E «l’uomo solo al comando» che non va mica bene, dice Mattarella. Quest’ultima stoccata (è a Renzi? Forse. O è a se stesso che, da vero «cattolico penitente», cerca i limiti della sua azione?) Mattarella l’ha tirata ricevendo al Quirinale l’Asp, l’Associazione Stampa Parlamentare, il primo Ventaglio ricevuto da Mattarella (“il primo – nota lui, con una punta di timido umorismo – venne dato, nel 1883, al presidente del Senato Zanardelli, faceva un caldo bollente, ora il caldo è rimasto, ma la temperatura politica è scesa, almeno qui, al Quirinale”, aggiunge, con un sorriso, forse).

Domanda: il nostro presidente della Repubblica è forse «trasparente»? «Debole»? «Freddo»? No, affatto. E non solo perché, nei sondaggi di popolarità, Mattarella spopola (62% la fiducia degli italiani, per Ixé, Renzi è al 31%, per capirsi), ma perché lui, è così: schivo, riservato, compassato («In confronto a Mattarella, Forlani è un movimentista» disse, con formidabile battuta, Ciriaco De Mita), ma è pure un «mite» che, se la storia ti ci costringe, reagisce come un leone.
Mattarella che si dimette da ministro contro il VII governo Andreotti che approva il decreto salva-Biscione (1990). Mattarella che s’inventa il Mattarellum (1994), unica legge elettorale funzionante in tutta la II Repubblica. Mattarella che, insieme, rivendica l’eredità di de Gasperi contro Berlusconi (1994) e aiuta Prodi a far nascere il «centro-trattino-sinistra» (1996). Mattarella che vive lutti e tragedie durissime: la morte del fratello, ucciso dalla mafia, e lui che si ritrova addosso il suo sangue; la morte dell’amata moglie Marisa e, da poco, la morte della sorella Caterina.
«Mattarella il mite ci stupirà», si inizia a dire, nei Palazzi, ma lui ha già iniziato a stupire, opinione pubblica, media e Palazzi: la tenuta di Castelporziano aperta alle carrozzine dei disabili (mai successo); tagli su tagli al parco auto, al faraonico personale e cerimoniale, ai lauti stipendi e pensioni del Colle (mai successo); i viaggi istituzionali ‘semplici’, fatti in treno o su aerei di linea. E, soprattutto, il palazzo del Quirinale, aperto al pubblico, 5 giorni su 7, finalmente. Non solo “mai successo” ma copiato persino da Buckingham Palace, dalla regina d’Inghilterra. I corridoi, le mille stanze, quadri, arazzi e segrete del Colle visibili a tutti e – si sparge la voce – «tutti gli alti funzionari giù nei sottoscala a masticare amaro, del resto il Presidente ha detto: via, largo alla ente».

INSOMMA, già sta vincendo, «Serghei», come lo chiamavano da ragazzo: vince, agli occhi degli italiani, il cattolico frugale, ma fermo. Vince il Presidente che abbraccia d’impeto Manfredi Borsellino, dà un buffetto ad «Astrosamanta», fa mettere la cravatta a Salvini.
Renzi vuole fare parecchi decreti? A Mattarella la cosa non sta bene. Glielo dice, così Renzi lo sa. Con quella voce un po’ nasale, bassa, quel timbro timido, pacato, gentile. «E’ un po’ sordo», dicono gli amici. «Sì, ma quando vuole parlare chiaro, i suoi interlocutori lo sentono benissimo». Mattarella si sta già facendo sentire e le sorprese del suo settennato sono appena iniziate.

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 31 luglio 2015 a pagina 8 del Quotidiano Nazionale.