Speranza, sinistra dem: “Renzi non può fare insieme il premier e il segretario. Il Pd non sia il megafono di palazzo Chigi”

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Roberto Speranza, leader di Area riformista nel Pd

Onorevole Speranza, non è ipocrita da parte sua e di Bersani non chiedere le dimissioni di Renzi se perde il referendum?
«Si vota sull’architettura istituzionale del Paese, non sul Pd o sul governo. È Renzi che quando dice ‘imparate da Sanders’ getta la maschera. Sanders, infatti, sosteneva la sua collega Clinton perché negli Usa sì che si votava per il governo di quel Paese. È Renzi che ha fatto del referendum un voto plebiscitario, un errore gravissimo. Io la fiducia al governo Renzi l’ho votata e continuerò a farlo, ma il 4 dicembre non si vota sulla vita del governo. Chiedo e chiederò un’altra cosa, dal 5 dicembre in poi: una politica di governo più attenta ai problemi sociali e un Pd che non corra dietro a Verdini».

La sinistra Pd vuol cambiare la legge elettorale. Dunque, siete pronti ad accordarvi anche con Berlusconi?
«Solo la vittoria del No permetterà di cambiare l’Italicum. La legge elettorale è fortemente collegata alla riforma istituzionale: solo una Camera farebbe le leggi e solo una Camera darebbe la fiducia. Dal giorno in cui, proprio sull’Italicum, mi dimisi da capogruppo alla Camera ripeto a Renzi che due punti dell’Italicum erano e sono inaccettabili: produce un Parlamento fatto prevalentemente di nominati e l’idea che, con una forza del 20%, una minoranza nel Paese si ritrovi dominante, con la maggioranza assoluta, in Parlamento. Non può essere un artifizio elettorale a dare la vittoria. Se vincerà il No bisognerà lavorare a una nuova legge elettorale basata su questi punti. Noi una proposta l’abbiamo, il Mattarellum 2.0, ma siamo pronti a confrontarci con tutti gli altri partiti, anche con FI e M5S, per cambiare l’Italicum. I foglietti fumosi e ambigui prodotti finora dal Pd non servono a nulla».

Se Renzi perde il referendum, la minoranza chiederà di anticipare il congresso?
E con chi pensate di allearvi per riuscire a scalzare l’attuale segretario e premier?
«Prima delle dinamiche di corrente dobbiamo ritrovare la connessione sentimentale con il nostro popolo che chiede un cambio radicale di rotta al Pd, oggi ridotto a un capo che va in tv e a comitati elettorali nei territori. Servono valori, lotta alle diseguaglianze e riscoperta della questione sociale. Io voglio costruire un modello alternativo a Renzi, ma ripartendo dai valori di fondo della sinistra. La nostra gente mi chiede di lavoro, sanità, trasporti, scuola. Alleanze e scelte dei singoli vengono dopo. In ogni caso, dopo il referendum la stagione congressuale partirà. Il mandato di Renzi, nel 2017, scade. Si può anticipare il congresso di qualche mese, ma l’arco temporale è quello. Io credo che, proprio dopo aver toccato con mano l’esperienza di Renzi, il segretario debba occuparsi a tempo pieno del partito e il candidato premier debba corrispondere a un’altra figura. Mettere insieme le due cose ha fatto pagare un prezzo altissimo al Pd: il partito è diventato più debole e, insieme, un semplice megafono di palazzo Chigi. Secondo me, il segretario lo devono scegliere gli iscritti, il candidato premier gli elettori. Io farò la mia parte, ma una cosa voglio dirla qui e in modo netto: qualsiasi sia l’esito del referendum, il Pd è e resta il nostro partito».

NB: questa intervista è stata pubblicata lunedì 14 novembre a pagina 8 del Quotidiano Nazionale

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