Maria Elena sola contro tutti. Scoppia il caso Boschi, Gentiloni le rinnova fiducia, Renzi tace e mezzo Pd vive l’imbarazzo

Ecco due articoli usciti su Quotidiano Nazionale negli ultimi due giorni sul caso Boschi.

Il ministro Boschi

L’ex ministro alle Riforme Maria Elena Boschi

  1. Scoppia il caso Boschi-De Bortoli x Unicredit: solo i renziani la difendono.

Ettore Maria Colombo – ROMA

Maria Elena Boschi si difende, in modo netto e diretto, con un post su Facebook. Il governo e il Pd le danno solidarietà, rapida e totale. Il “pieno sostegno” del premier Gentiloni, come del leader del Pd, Matteo Renzi, è assicurato, anche se in entrambi i casi in via informale, mentre alcuni ministri (Delrio su tutti) difendono la Boschi senza se e senza ma, ma mezzo governo (da Franceschini a Martina, da Orlando a Finocchiaro) tace. I 5Stelle, invece, ne chiedono le dimissioni e, in ogni caso, annunciano una mozione di sfiducia nei suoi confronti. Altri partiti, dalla Lega Nord a Fratelli d’Italia, ma anche Articolo-Mdp e Sinistra italiana, si accodano nelle accuse e chiedono, alternativamente, le dimissioni sue e del governo. Forza Italia, forse non casualmente, tiene il profilo basso.

Tutto nasce da un estratto del libro di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere: s’intitola Poteri forti, lo pubblica La Nave di Teseo, ma nella lunga anticipazione che ne offriva, ieri, il giornale di via Solferino, del caso Boschi non si fa menzione. Sono due siti, prima Lettera 43, poi l’Huffington Post, a pubblicare l’estratto clou che sta a pagina 209: “Boschi non ebbe problemi nel 2015 a rivolgersi direttamente all’ad di Unicredit cui chiese di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. Ghizzoni, alla fine, lasciò perdere”. A sera, però, Unicredit fa sapere di “non aver subito pressioni per l’esame di dossier bancari, compreso quello di Etruria”.

Allora ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo Renzi, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Gentiloni, Boschi ha sempre negato di essersi interessata alle vicende patrimoniali della banca di cui il padre è stato vicepresidente. Al montare del caso, lo ribadisce con un secco post sulla sua pagina Facebook: “Vediamo di essere chiari: non ho mai fatto all’ex ad di Unicredit, Ghizzoni, come ad altri, richieste di tale genere. Sfido chiunque e ovunque a dimostrare il contrario. Sono stupita di questa ennesima campagna di fango e stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e onore. Chi è in difficoltà per le falsità a Palermo o i rifiuti di Roma (i 5Stelle, ndr.) non pensi che basti attaccare su Arezzo”.

I 5Stelle, però, si scatenano. Il blog di Grillo, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista pubblicano post fotocopia: “E’ una bugiarda. Se non si dimetterà la costringeremo a venire in Aula con la mozione di sfiducia”, parlano di “azioni legali”. Matteo Salvini ne chiede le dimissioni (“Nell’affare banche c’è dentro fino al collo”) come pure Giorgia Meloni (Fd’It) e l’intero vertice di Mdp, da Speranza a Scotto a molti altri scissionisti.

Il Pd contrattacca, ovviamente, ma a farsi notare è solo l’area renziana. Il ministro Orlando resta del tutto silente, Emiliano pure, altre aree dem alleate di Renzi – da quella di Franceschini a Martina ai Giovani Turchi – assai fredde. Il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, parla di “attacco vergognoso e strumentale di M5S. Si occupino dei problemi della gente e non di fare gli aspiranti pm”. Lorenzo Guerini la ritiene “una strumentalizzazione per nascondere i guai di M5S” e i senatori dem renziani: Marcucci, Del Barba) pure. Il tesoriere dem, Francesco Bonifazi, annuncia per oggi “un esposto denuncia contro M5S e Grillo” per le loro parole. Paolo Gentiloni e Matteo Renzi si rifanno a quanto Maria Elena ha scritto nel post e le assicurano “pieno sostegno”, ma prese di posizione pubbliche, a partire da Renzi, a Milano con Obama, non ve ne sono.

NB: L’articolo è stato pubblicato il 10 maggio a pagina 10 del Quotidiano Nazionale.


2. Dubbi e imbarazzi su Maria Elena: Renzi teme contraccolpi nelle urne. La fedelissima isolata tra i dem. Gentiloni le rinnova la fiducia: “vai avanti”. 

Ettore Maria Colombo – ROMA

“Proprio ora che risaliamo nei sondaggi (Swg dà il Pd al 30,5%, recuperato tutto il calo post-scissione, e l’M5S al 27,5%, ndr), proprio ora che abbiamo lanciato l’offensiva alla Raggi sui rifiuti di Roma! Questa grana non ci voleva. Speriamo che il caso si sgonfi…”. E’ questo il massimo che si strappa, nel Transatlantico di Montecitorio, agli esponenti del Pd  sulla vicenda che vede sulla graticola il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. Una difesa ‘timida’ che trasuda imbarazzo: in pochissimi, come il renzianissimo senatore Andrea Marcucci, tornano sul tema. Eppure, le rivelazioni dell’ex direttore del Corsera De Bortoli hanno scatenato un finimondo politico: i 5Stelle, Lega e Fd’It, ma pure Articolo 1-Mdp, sono sulle barricate: chiedono il ritiro delle deleghe al sottosegretario da parte di Gentiloni o le sue dimissioni. Una mozione di censura, che già nel caso Lotti venne proposta e bocciata al Senato, verrà formalizzata dai 5Stelle, ma alla Camera dei Deputati, dove tutti, anche M5S, sa che i numeri per passare non ci sono, mentre la prima notizia di una mozione di sfiducia si risolve nell’ennesima ignoranza di diritto costituzionale dei 5Stelle ( le mozioni si possono presentare solo contro ministri).

Lei, per ora, si rifiuta di tornare sulla vicenda. Si limita a dire, durante una conferenza stampa a palazzo Chigi che si tiene al mattino a palazzo Chigi sul dissesto idrogeologico, secca, “credo che la misura sia colma. Da qui in poi si occuperanno di questa questione i miei legali”. Poi palazzo Chigi diffonde una nota: Boschi “ha affidato agli avvocati Paola Severino e Vincenzo Zeno Zencovich (due principi del foro, la prima ex ministro, ndr) l’incarico di tutelarne, anche in sede giudiziale, il nome e la reputazione”. Chi lavora con il ministro fa notare che la nota è una ‘presa in carico’ ufficiale del governo. Insomma, il “pieno sostegno” di Gentiloni e Renzi, già diffuso ieri, sarebbe assicurato. Non a caso, sempre da palazzo Chigi, filtra che Gentiloni ha avuto un colloquio con il sottosegretario e l’ha incitata ad “andare avanti”. Anche Renzi – che oggi sarà al Nazareno per la prima riunione tra il Pd, i suoi gruppi parlamentari e il governo – fa filtrare, sia pure senza esporsi, che preferisce non parlare in pubblico per evitare di dar fuoco ancora di più alle polveri ad accuse che ritiene infondate. Resta anche forte il sospetto di Renzi e renziani che De Bortoli – da anni apertamente ‘in guerra’ con l’ex premier, accusato di “odore di massoneria”, e che non a caso il 20 aprile a Milano parteciperà, con Bersani, alla conferenza programmatica fondativa di Articolo 1-Mdp – ha dato voce al tentativo dei ‘poteri forti’ e ‘salotti buoni’ che vogliono impedire il ritorno di Renzi a palazzo Chigi.

Anche i ministri dell’attuale governo adottano questa linea, quella del silenzio operoso, “in attesa che il caso si sgonfi”, ma fa una certa impressione il silenzio di tutti i colleghi di ‘Maria Elena’, compresi quelli oggi finiti ai vertici del Pd, da Martina a Franceschini. A complicare le cose c’è la scarsa simpatia che la Boschi ha ispirato, sin dall’inizio, tra i suoi colleghi, già ai tempi di Renzi. E un dem vicino al governo nota perfidamente che “quando nacque il governo Gentiloni provammo in diversi a convincere Maria Elena a non volere né chiedere, a tutti i costi, un posto a Gentiloni, ma non ci fu niente da fare. Lei fu irremovibile, trattò in prima persona con Paolo, Renzi la sponsorizzò un po’, ma la decisione finale fu di Gentiloni”. Seguirono un furibondo scontro sulle deleghe tra lei e Lotti, promosso ministro allo Sport da sottosegretario che era, le nomine di chi – era l’accusa – “vuole accentrare tutto”, come quella del nuovo segretario generale di palazzo Chigi, il consigliere di Stato Paolo Aquilanti  che fu fondamentale nella redazione dell’Italicum, ma a cui ora il Consiglio di Stato chiede di rinunciare a uno dei due incarichi per la sua collocazione ‘fuori ruolo’ e il recente scontro con diversi ministri che fanno capo alla presidenza del Consiglio, quelli senza portafoglio, sul controllo dei loro atti. Controllo che la Boschi, proprio tramite Aquilanti, aveva chiesto e preteso con una circolare a tutti gli uffici, circolare che aveva fatto infuriare non poco diversi ministri. L’impressione che, davanti alle accuse di De Bortoli e 5Stelle, Boschi sia sola resta tutto.

NB: L’articolo è stato pubblicato a p. 11 del Quotidiano Nazionale l’11 maggio 2017. 

 

 

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Autore: Ettore Maria Colombo

"Non ho una vocazione narrativa. Scrivo, che è cosa diversa". (Ennio Flaiano) Alcune motivazioni ideali. Scrivo, pur senza avere una vera e profonda vocazione narrativa. Faccio il giornalista, nel tentativo di cercare di far capire prima di tutto a me stesso, oltre che agli altri, quello che succede sotto sopra o davanti i miei occhi nei Palazzi della Politica romana e nazionale. Non so far altro, anche se studiai nella vana ambizione di scriver libri e insegnare ai giovani storia contemporanea e nell'altrettanto vana speranza di trasmettere loro brandelli dell'ardore e del desiderio di cambiamento delle generazioni precedenti alle mie e che molto contribuirono a modellare il mondo. Ecco perché spero d'insegnare, prima o poi, da qualche parte. Storia, ripeto, non giornalismo, per carità. Quello non riesco a praticarlo con profitto neppure io. Infatti, non credo vedrò mai la pensione e anche solo il pensarlo è ben triste perché vuol dire cominciare seriamente a invecchiare. Alcuni cenni professionali. Dopo la maturità classica a Termoli (CB), voto 57/60, e la laurea in Scienze Politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (1986-1994, Storia contemporanea, voto 110/110 con lode accademica), ho iniziato la mia attività professionale all'IFG (Scuola di Giornalismo 'Carlo De Martino') di Milano, dove ho conseguito il praticantato e l'abilitazione all'esame professionale frequentando il X biennio dell'Ifg (1995-1997). Ho iniziato a scrivere sulle pagine milanesi di un quotidiano di partito (l'allora PRC), Liberazione, sono stato assunto, per la prima volta, al settimanale Diario (all'inizio inserto dell'Unità, poi settimanale autonomo), diretto da Enrico Deaglio, dal 1998 al 2000. Sono passato (e mi sono dimesso dopo tre mesi) da Libero, quotidiano, fondato da Vittorio Feltri e dopo altre esperienze (il sito di politica 'Polix' del gruppo Seat-Tin.it), mi sono trasferito a Roma nel 2002. Nella Capitale, ho realizzato il mio, sogno: diventare e fare il giornalista politico. Ho iniziato, nel 2002, al quotidiano di partito della Margherita, Europa, poi ho lavorato per molti anni e con diverse qualifiche professionali (contratti a termine, collaborazione, assunzione, etc.) al quotidiano Il Riformista, fondato e diretto da Antonio Polito, dal 2004 al 2010, ma con diverse interruzioni. Ho lavorato anche, contemporaneamente, per il settimanale del non profit Vita, diretto da Riccardo Bonacina, come corrispondente, e per altri giornali (Puntocom, L'Opinione) e/o diversi siti Internet (Lettera43.it, Vita.it). Dal 2011 al 2013 ho lavorato, come collaboratore esterno ma 'fisso', per il quotidiano principale di Roma, Il Messaggero, poi per il sito Huffington Post di Lucia Annunziata. Dal febbraio del 2014 lavoro x QN (Quotidiano Nazionale: Resto del Carlino-Nazione-Giorno) seguendo sempre le vicende della politica italiana dall'interno dei suoi Palazzi. Ho, in questi anni, lavorato per QN con diverse condizioni contrattuali: prima come collaboratore fisso, da Roma, poi come redattore ordinario nella redazione di Bologna, di nuovo come collaboratore fisso dalla redazione romana di QN, dove mi trovo ora. Ho collaborato, in questi anni, con le testate on-line Vita.it, Pagina99.it, Lettera43.it, etc. Ho scritto per la rivista Il Toscano, per le pagine culturali di Libero, per riviste dell'associazionismo cattolico (Traguardi sociali dell'Mcl) e per il settimanale Panorama. Ho scritto due libri. La biografia di Pierluigi Bersani (Editori Riuniti, 2013) e, con altri tre colleghi (De Angelis - Lavia - Mauro), l'istant book 'La volta buona' (Editori Riuniti, 2014) sull'ascesa al potere di Matteo Renzi. Ho in mente altri progetti editoriali. Alcuni cenni personali. Sul piano personale, dopo diciotto anni (i primi: '68-'86) vissuti in Molise, dove sono nato, a Termoli (Cb), e dove mi sono formato frequentando le scuole elementari, medie e superiori (liceo Classico 'Gennaro Perrotta') e altri venti vissuti a Milano (1986-1996), qualche anno a girovagare per l'Italia (Milano-Roma, Termoli-Milano, Termoli-Roma), ormai dal 2002 vivo a Roma, ma a partire dal 2015 passo dei periodi di lavoro a Bologna. A Roma, ho vissuto prima in via del Babuino 70, davanti la statua medesima), dal 2002 al 2006. Dal 2008 vivo in via del Governo Vecchio (piazza Navona/piazza dell'Orologio). Ho convissuto prima con Stella Prudente (collega, amica e room mate), dal 2008 a ora con Federica Mango (collega di Rainews24, 'ma anche' fidanzata e poi donna della vita). Avevo due genitori che vivevano in Molise (mio padre è morto) e qualche amico (pochi). Sono molto alto, molto grasso e poco coordinato, ma, da ragazzo, ho giocato con profitto a basket (serie Promozione), scherma (specialità Fioretto, diverse medaglie ai Giochi della Gioventù) , rugby e calcio (male), di recente ho fatto corsi di pre-pugilistica. Tifo per l'Inter FC e, ovviamente, per la Nazionale Italiana di Calcio e negli altri sport. Non guido la macchina né motociclette, non vado in bici, mi muovo soltanto a piedi. Il mio nome per esteso è Ettore Maria Colombo (al 'Maria' ci tengo: sono nato il giorno della Madonna di Lourdes), la sigla è 'E. Co.', i miei pseudonimi preferiti sono stati tre: Enrico Colorni, Emanuele Costanti e Ulisse Sciarretta. La mia sigla abbreviata è 'EMC'.