Renzi e l’intercettazione col babbo: “E’ una gogna, ma mi hanno fatto un favore”

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Matteo Renzi , sullo sfondo, il Senato della Repubblica

 

Ettore Maria Colombo – ROMA

“Che schifo. Sbattere in prima pagina un colloquio privato e personale tra padre e figlio – si confida il leader con i suoi – ma dietro c’è molto altro: c’è un operazione mediatica che va avanti da mesi, a colpi di anticipazioni sui giornali e di operazioni commerciali fatte non solo per vendere libri, ma perché vogliono colpire me, vogliono farmi fuori. Siamo tornati alti nei sondaggi, ‘loro’ vogliono tirarci giù”. Se non è la descrizione di un ‘complotto’, poco ci manca. Matteo Renzi è indignato, arrabbiato. C’è chi lo descrive “decisamente furibondo” e, ovviamente, “preoccupato”. Il leader del Pd legge il Fatto quotidiano di notte, ne scarica l’edizione digitale dall’Ipad, non dorme sereno. La prima risposta la pubblica su Facebook di mattina, ma è pronta da ore, forse già dalla notte.

La data della telefonata intercettata tra padre e figlio è il 2 marzo 2017, ore 9.45: “Babbo non puoi dire bugie, devi ricordarti che non è un gioco, devi dire la verità” ne è certo il passaggio più drammatico nel rapporto padre-figlio. Renzi, allora un privato cittadino – non più premier, non ancora segretario del Pd – parla con il padre, indagato nell’inchiesta Consip che ha visto finire in carcere, dal I marzo, l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo e che, dal 27 dicembre, vede indagato anche il neo ministro, Luca Lotti, suo amico. Renzi legge, su Repubblica, di una presunta cena segreta tra Romeo e il padre e lo investe con veemenza (“Tu devi dire la verità, in passato non l’hai detta a Luca”). Il colloquio riguarda anche la madre, Laura Bovoli (“Non tirarla in ballo”, gli intima). Renzi teme per i possibili risvolti sia giudiziari che politici (“Tu andrai a processo, ci vorranno anni, io lascerò le primarie”) e mette in discussione persino il rapporto del padre con la fede cattolica (“Non è più questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje”). Insomma, è furibondo. Passano i mesi, Renzi torna leader dem, ma Lillo ottiene – dai Noe, che hanno iniziato l’inchiesta, per conto della procura di Napoli mentre la procura di Roma la considera irrilevante e non la mette agli atti – l’intercettazione tra padre e figlio e, ieri, la pubblica come anticipazione del suo libro sul Fatto quotidiano.

Renzi, nelle sue diverse repliche, s’indigna: parla prima su Facebook, ci torna su nel ‘Matteo risponde’ del pomeriggio, scrive la Enews la sera. Il concetto è sempre uguale: “La pubblicazione è illegittima – dice e scrive – umanamente leggerla mi fa molto male, ma politicamente mi fa un regalo: dimostra la mia serietà”. Poi aggiunge che “la divulgazione del colloquio è una gogna che mostra i cattivi rapporti tra le procure e alcune redazioni. Ma da uomo delle istituzioni voglio la verità”.

Col passare delle ore si fa strada, però, un’ interpretazione obliqua dei fatti: Renzi ne sarebbe uscito così bene che – sapendo di essere intercettato – avrebbe costruito ad arte una ‘finta’ rabbia per fare, poi, bella figura. L’ipotesi la lancia Dagospia, la insinua Francesco Rutelli, tirato in ballo proprio da Renzi nell’intercettazione pubblicata dal Fatto che lo accusa di avere rapporti con Romeo (“Falsità di un colloquio mosso dall’ira o studiato a tavolino”), gira vorticosamente nel Transatlantico di Montecitorio.

Renzi, appena ne viene a conoscenza, schiuma di rabbia: “elucubrazioni ridicole, non sanno più a che attaccarsi”. A sera, dopo essersi occupato  di legge elettorale, punta il dito contro il “malcostume giornalistico” di pubblicare “intercettazioni irrilevanti. Qualcuno dovrà rendere conto”. Resta, nell’animo di Renzi, “la puzza” di “scandaletti” che scoppiano “non appena il Pd risale nei sondaggi”, come dice ai suoi, e conclude: “C’è chi farebbe di tutto, incluso fabbricare prove false, per vedermi politicamente morto”.

NB: L’articolo è stato pubblicato il 17 maggio a pagina 2 del Quotidiano Nazionale 

 

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Autore: Ettore Maria Colombo

"Non ho una vocazione narrativa. Scrivo, che è cosa diversa". (Ennio Flaiano) Alcune motivazioni ideali. Scrivo, pur senza avere una vera e profonda vocazione narrativa. Faccio il giornalista, nel tentativo di cercare di far capire prima di tutto a me stesso, oltre che agli altri, quello che succede sotto sopra o davanti i miei occhi nei Palazzi della Politica romana e nazionale. Non so far altro, anche se studiai nella vana ambizione di scriver libri e insegnare ai giovani storia contemporanea e nell'altrettanto vana speranza di trasmettere loro brandelli dell'ardore e del desiderio di cambiamento delle generazioni precedenti alle mie e che molto contribuirono a modellare il mondo. Ecco perché spero d'insegnare, prima o poi, da qualche parte. Storia, ripeto, non giornalismo, per carità. Quello non riesco a praticarlo con profitto neppure io. Infatti, non credo vedrò mai la pensione e anche solo il pensarlo è ben triste perché vuol dire cominciare seriamente a invecchiare. Alcuni cenni professionali. Dopo la maturità classica a Termoli (CB), voto 57/60, e la laurea in Scienze Politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (1986-1994, Storia contemporanea, voto 110/110 con lode accademica), ho iniziato la mia attività professionale all'IFG (Scuola di Giornalismo 'Carlo De Martino') di Milano, dove ho conseguito il praticantato e l'abilitazione all'esame professionale frequentando il X biennio dell'Ifg (1995-1997). Ho iniziato a scrivere sulle pagine milanesi di un quotidiano di partito (l'allora PRC), Liberazione, sono stato assunto, per la prima volta, al settimanale Diario (all'inizio inserto dell'Unità, poi settimanale autonomo), diretto da Enrico Deaglio, dal 1998 al 2000. Sono passato (e mi sono dimesso dopo tre mesi) da Libero, quotidiano, fondato da Vittorio Feltri e dopo altre esperienze (il sito di politica 'Polix' del gruppo Seat-Tin.it), mi sono trasferito a Roma nel 2002. Nella Capitale, ho realizzato il mio, sogno: diventare e fare il giornalista politico. Ho iniziato, nel 2002, al quotidiano di partito della Margherita, Europa, poi ho lavorato per molti anni e con diverse qualifiche professionali (contratti a termine, collaborazione, assunzione, etc.) al quotidiano Il Riformista, fondato e diretto da Antonio Polito, dal 2004 al 2010, ma con diverse interruzioni. Ho lavorato anche, contemporaneamente, per il settimanale del non profit Vita, diretto da Riccardo Bonacina, come corrispondente, e per altri giornali (Puntocom, L'Opinione) e/o diversi siti Internet (Lettera43.it, Vita.it). Dal 2011 al 2013 ho lavorato, come collaboratore esterno ma 'fisso', per il quotidiano principale di Roma, Il Messaggero, poi per il sito Huffington Post di Lucia Annunziata. Dal febbraio del 2014 lavoro x QN (Quotidiano Nazionale: Resto del Carlino-Nazione-Giorno) seguendo sempre le vicende della politica italiana dall'interno dei suoi Palazzi. Ho, in questi anni, lavorato per QN con diverse condizioni contrattuali: prima come collaboratore fisso, da Roma, poi come redattore ordinario nella redazione di Bologna, di nuovo come collaboratore fisso dalla redazione romana di QN, dove mi trovo ora. Ho collaborato, in questi anni, con le testate on-line Vita.it, Pagina99.it, Lettera43.it, etc. Ho scritto per la rivista Il Toscano, per le pagine culturali di Libero, per riviste dell'associazionismo cattolico (Traguardi sociali dell'Mcl) e per il settimanale Panorama. Ho scritto due libri. La biografia di Pierluigi Bersani (Editori Riuniti, 2013) e, con altri tre colleghi (De Angelis - Lavia - Mauro), l'istant book 'La volta buona' (Editori Riuniti, 2014) sull'ascesa al potere di Matteo Renzi. Ho in mente altri progetti editoriali. Alcuni cenni personali. Sul piano personale, dopo diciotto anni (i primi: '68-'86) vissuti in Molise, dove sono nato, a Termoli (Cb), e dove mi sono formato frequentando le scuole elementari, medie e superiori (liceo Classico 'Gennaro Perrotta') e altri venti vissuti a Milano (1986-1996), qualche anno a girovagare per l'Italia (Milano-Roma, Termoli-Milano, Termoli-Roma), ormai dal 2002 vivo a Roma, ma a partire dal 2015 passo dei periodi di lavoro a Bologna. A Roma, ho vissuto prima in via del Babuino 70, davanti la statua medesima), dal 2002 al 2006. Dal 2008 vivo in via del Governo Vecchio (piazza Navona/piazza dell'Orologio). Ho convissuto prima con Stella Prudente (collega, amica e room mate), dal 2008 a ora con Federica Mango (collega di Rainews24, 'ma anche' fidanzata e poi donna della vita). Avevo due genitori che vivevano in Molise (mio padre è morto) e qualche amico (pochi). Sono molto alto, molto grasso e poco coordinato, ma, da ragazzo, ho giocato con profitto a basket (serie Promozione), scherma (specialità Fioretto, diverse medaglie ai Giochi della Gioventù) , rugby e calcio (male), di recente ho fatto corsi di pre-pugilistica. Tifo per l'Inter FC e, ovviamente, per la Nazionale Italiana di Calcio e negli altri sport. Non guido la macchina né motociclette, non vado in bici, mi muovo soltanto a piedi. Il mio nome per esteso è Ettore Maria Colombo (al 'Maria' ci tengo: sono nato il giorno della Madonna di Lourdes), la sigla è 'E. Co.', i miei pseudonimi preferiti sono stati tre: Enrico Colorni, Emanuele Costanti e Ulisse Sciarretta. La mia sigla abbreviata è 'EMC'.