Il retroscena. Complotto dentro e fuori il Pd per disarcionare Renzi: “Il voto in Sicilia farà crollare tutto”

Il segretario dem Matteo Renzi sul treno Destinazione Italia

Ripubblico qui, sul mio blog, con alcuni particolari in più, l’articolo che ho già lanciato stamane dal sito di @Quotidiano.net

http://www.quotidiano.net/politica/matteo-renzi-1.3491382 

(ecco Il link al mio articolo di oggi x @Quotidiano.net in originale)

Ettore Maria Colombo – ROMA

Due ministri. Dario Franceschini, capo di Area dem, e Andrea Orlando, capo di Dems (i due nomi si assomigliano curiosamente). Sono considerati, dal leader del Pd, Matteo Renzi, il primo alla stregua di un traditore seriale e un infingardo; il secondo un oppositore leale ma cattivo: di certo, due “pronti a tradirmi “. Poi due ex premier. Romano Prodi  ha piazzato la sua tenda prima “lontano” dal Pd e poi l’ha arrotolata nello zaino portandosela via: domani manderà un video alla reunion di Della Vedova e Bonino che, in nome dello slogan ‘Forza Europa’, vogliono dar vita a una sorta di ‘Lista civica nazionale’ che ricorda tanto un Ulivo 2.0. Ed Enrico Letta: medita “vendetta, tremenda vendetta” da Parigi, cioè da lontano, in teoria, ma qualcuno, nel Pd, lo vedrebbe bene come neo-leader di un ‘nuovo Ulivo’ o premier di futuri governi col Pd. Un ex Padre Fondatore del Pd, Walter Veltroni, che pure aveva fornito i suoi consigli a Renzi, ma che se n’è subito e assai pentito e che ora, come pure Piero Fassino, scuote la testa sconsolato. A tal punto che i – pochi – parlamentari che gli sono rimasti vicini ormai si adontano ogni volta che Renzi parla. “Vuole fare la campagna elettorale come se stesse all’opposizione dicendo che vuole tornare ai parametri di Maastricht, il che però vuol dire passare dal rapporto deficit/Pil, oggi all’1,6%, almeno al 2,9%, una scelta davvero impossibile e inconcepibile sul piano della finanza pubblica che ci farebbe saltare tutti i conti e la credibilità e il rispetto delle regole Ue. Ormai parla come un Grillo o un Salvini qualsiasi – dice Giorgio Tonini, sfogandosi con un collega, alla fine del voto al Senato – e questo è inaccettabile: manca di rispetto a Gentiloni come a noi!”. E un lungo stuolo di deputati e senatori di tutte le aree: sanno di non avere chanches alle politiche perché, grazie al Rosatellum, “Renzi metterà tutti i suoi fedelissimi nei collegi blindati e a noi darà le briciole”: non vedono l’ora di fargliela pagare anche loro. E un premier attuale, Gentiloni, con cui i rapporti si sono fatti gelidi per la nomina di Visco e non solo (Rosatellum, ius soli, Stabilità) per non parlare di quelli col ministro Padoan.

Ecco sono queste le forze che starebbero alla base del ‘complotto’ per disarcionare Renzi il prima possibile scalzandolo di certo da candidato premier del centrosinistra, prefigurando un modello ‘Unione’ o ‘Ulivo allargato’, cioè alleandosi con Mdp, come chiedono apertamente Franceschini e Orlando, e, se possibile, anche da segretario. C’è pure la data: dopo il 6 novembre quando “verrà giù tutto, Renzi perderà e ‘noi’ scenderemo in campo”, profetizza l’ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, intendendo per ‘noi’ la ‘carne viva’ degli ex Pci-Pds-Ds, non certo i demoprogressisti di Mdp (“Se osi scrivere che sto con quelli ti querelo!”, scherza, ma neanche troppo, il rude Sposetti).

Il cumpluttuni, però, va declinato così, in dialetto siciliano, perché sarà il 6 novembre che arriveranno i risultati delle elezioni regionali. Il candidato del Pd, Fabrizio Micari, imposto dal sindaco della città, Leoluca Orlando, andrà “male, forse malissimo” prevedono tutti. Di sicuro si piazzerà terzo, a larga distanza dal probabile vincitore, Musumeci (centrodestra) o Cancelleri (M5S). Il guaio – temono i dem – è che “Fava (il candidato di Mdp-SI, ndr) può doppiarlo”. Una sconfitta di Micari e un Pd esangue, al 10-15%, sarebbe una tragedia non solo locale, ma dalle pesanti ripercussioni nazionali. C’è un solo, piccolo, particolare: per disarcionare Renzi bisogna avere, in Direzione nazionale prima e in Assemblea poi, il 51% dei voti del partito. Solo che le liste le hanno fatte Guerini e Lotti, due fedelissimi: Renzi non rischia nulla. Tranne un’altra scissione.

L’articolo è stato pubblicato a pagina 5 del Quotidiano Nazionale il 27 ottobre 2017. 

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