Caso Banca Etruria, ira della Boschi: “Vogliono colpire me e il Pd”. Partono le querele per De Bortoli e altri giornalisti. Renzi preoccupato

Il ministro Boschi

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi (Pd)

Ettore Maria Colombo – ROMA

Maria Elena Boschi aveva passato lo scorso weekend in modo assai piacevole. Era andata a Caserta per partecipare al seminario organizzato dalla europarlamentare dem Pina Picierno, sua amica, ‘Terre d’Europa’: gli astanti l’avevano trovata “solare, entusiasta, pronta a tuffarsi nella campagna elettorale”. Peraltro, ai dem campani risulta che Boschi non si candiderà in Toscana, nella sua città natale, Arezzo (Laterina, in realtà), ma proprio in Campania, collegio della Camera.

Ieri, però, per l’ex ministro e oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stata una giornata infernale. Le dichiarazioni del pm di Arezzo Rossi sono un crescendo. La Boschi decide da sola e molto rapidamente di rispondere con la sostanziale solidarietà di Renzi. Il leader dem – dopo una giornata convulsa fatta di sfoghi, contatti per decidere la linea, rabbia per la vicenda Etruria che riemerge e male – scrive su Facebook una vera chiamata alle armi: “Ognuno può dare una mano contro disfattismo e disinformazione”. Poi, in privato, Renzi invita “tutti” i suoi a fare “fronte comune” perché “la prossima campagna elettorale sarà una battaglia all’ultimo voto. Anche una piccola percentuale farà la differenza. Noi dobbiamo organizzarci e rispondere”. Il guaio è che la solidarietà dem a Meb arriva col contagocce mentre la tattica dei commissari renziani in commissione banche diventerà, a questo punto, quella della ‘guerriglia’: risentire Rossi, mettere sotto pressione Consob, BankItalia, forse persino Padoan che verranno tutti auditi in un calendario col ritmo serrato. Tutto per riprendere la controffensiva dopo che lo stesso Renzi pensava, col suo viaggio in treno e i suoi incontri con i risparmiatori, di aver risalito la china sul tema più spinoso per la Boschi come per lui, le banche.

E così, in poche ore, ‘Meb’ scrive ben due post ‘personali’, tutti e due pubblicati su Facebook: in entrambi, una notizia. Nel primo spiega, de plano, tutte le sue ragioni: “Il fatto che mio padre sia stato per qualche mese vicepresidente della Banca non ha impedito al governo Renzi di commissariarlo. Se mio padre ha commesso dei reati ne risponderà come privato cittadino”. Parlando invece del Pd, per la Boschi “a noi interessano gli atti ma c’è chi li usa solo per attaccarci”. La Boschi ce l’ha chiaramente con Di Maio che le chiede di “smettere di fare politica e dimettersi”: a lui rilancia l’invito a quel confronto tv “davanti a cui Di Maio scappa sempre”.

Ma con il passare delle ore e il fluire della giornata, gli attacchi delle opposizioni (M5S, Lega, etc) si fanno sempre più arrembanti e pesanti anche se solo i 5Stelle chiedono, formalmente, al presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche, Pierferdinando Casini, di audire Ghizzoni, ad di Unicredit, e di riascoltare il pm di Arezzo Rossi per le sue dichiarazioni che, ora, vengono giudicate ‘omissive’. Il guaio è che, tranne casi isolati (il Carneade senatore dem Vazio), le note di agenzie languono di solidarietà dei dem. Al Nazareno si sospira: “I 5Stelle usano la vicenda banche per attaccarci, ma non appena si entra nel merito si capisce che sono attacchi senza sostanza. Loro pensano solo a come attaccare la Boschi, noi a come difendere le famiglie”. Sarà, ma Renzi è preoccupato, i big pure, Gentiloni manco a dirlo.

Nel secondo post della Boschi, che esce più tardi, verso sera, c’è poi l’annuncio di una “azione civile di risarcimento danni” per Ferruccio de Bortoli – che ha scritto, nel suo libro Poteri quasi forti, della richiesta di ‘interessamento’ e di vere e proprie ‘pressioni’ fatte dall’allora ministro verso l’ad di Unicredit Ghizzoni (e, ora, non a caso i 5Stelle chiedono che venga anche lui audito in commissione) su Banca Etruria più, “a breve” altrettante azioni di risarcimento danni, sempre in sede civile, anche verso “altri giornalisti” (forse, anzi sicuramente, de La Verità e forse pure de il Fatto). In serata arriva la risposta, via Twitter, di de Bortoli: “Mi aspettavo una querela per diffamazione, mai arrivata. Dopo sette mesi, apprendo che mi farà causa civile per danni”. Parole al curaro: la querela è un’azione penale che comporta di dover dire sempre la verità, la causa civile ha tempi più lunghi, costa molto a chi la perde e soprattutto non occorre aver detto il falso se il danno effettivo è provato.

L’articolo è stato pubblicato sul Quotidiano Nazionale il 5 dicembre 2017

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